Tappa 9: Santhià-Vercelli 28,6 km

Santhià Vercelli 28,6

Oggi non c’è una nuvola.

Dopo la mia solita abbondante colazione, ci incamminiamo nella cittadina deserta. Oggi è il 2 giugno, festa della Repubblica, evidentemente tutti festeggiano sotto le coperte, prolungando il riposo.

Attraversiamo la ferrovia in una zona squalliduccia di Santhià.

Ci immettiamo subito su una strada che costeggia il Naviglio di Ivrea, un canale costruito alla meta del ‘400 e che collega Ivrea a Vercelli.

Ad un bivio inizia una comoda carrareccia completamente circondata da infiniti campi di mais. Nessuno per la via, eccezion fatta per un cagnolino giocherellone che spunta da una cascina e ci viene incontro a far festa.

Dopo poco però sentiamo un rumore sordo e forte. Pian pianino ci avviciniamo e scorgiamo grossi macchinari e tanti contadini intenti a mietere il grano. Anche questo è un modo di festeggiare il 2 giugno.

Affascinata da tanta operosità, quasi non mi accorgo che alla mia destra si estende infinita una coltivazione di riso.

Che emozione! È la prima volta che ne vedo una. Dapprima osservo le piantine con attenzione, le tocco per saggiarne la consistenza, infilo i bastoncini nell’acqua per misurarne l’altezza, poi inizio a scattare foto cercando lo spot migliore. Sono felice! Ecco perché mi piace camminare, solo così si riesce a godere appieno di tutto ciò che ci circonda.

E ci circondano anche le zanzare, a frotte, solo allora ci rendiamo conto che dobbiamo passare alla fase antizanzara. Estraiamo dalle nostre tasche diverse salviettine impregnate di sostanze repellenti e le passiamo con cura su tutte le parti esposte del corpo. Pian pianino iniziano a desistere e si allontanano.

Riprendiamo il cammino e dopo poco un’altra emozione: il canale Cavour!

Lo attraverso e penso a quanto fosse illuminato e visionario il suo ideatore. Ancora oggi godiamo della sua genialità. Come vorrei un politico così illuminato nell’Europa di oggi!

Per un breve tratto costeggiamo la ferrovia sulla cui massicciata crescono i papaveri che danno una piacevole nota di colore al panorama.

Qua e là troviamo piccole raganelle morte sul ciglio della strada, ma ne sentiamo tante gracidare.

Dopo poco entriamo nel paese di San Germano Vercellese. Tramite un sottopassaggio, attraversiamo la ferrovia e ci ritroviamo nell’anonima piazzetta della stazione.

Per strada, poche persone, ma arrivati sulla piazza della chiesa scorgiamo un bar sotto a dei portici, numerosi in questo paese. Diversi avventori siedono ai tavolini.

È qui che abbiamo l’opportunità di chiacchierare col gestore del nuovo ostello di San Germano, aperto quest’anno e non ancora sulle guide.

La chiesa di San Germano è aperta e ne approfittiamo per visitarla. L’interno è in stile barocco, ma saltano all’occhio le pareti, le colonne, i capitelli, tutto dipinto in simil marmo.

Da San Germano, decidiamo di percorrere un tratto di strada provinciale che ha uno spazio pedonale ampio. È un pezzo di 4 km completamente dritto che ci riporterà sul sentiero. Accorciamo così di un paio di chilometri la lunga tappa di oggi.

Percorriamo i 4 km con l’assordante rumore delle rare macchine a destra e il piacevole suono dell’acqua del Naviglio d’Ivrea che scorre tranquillo sulla nostra sinistra. Vaste risaie continuano intorno a noi e in lontananza scorgo innumerevoli aironi bianchi.

Arriviamo alla cappella di Santa Maria del Cammino e decidiamo di fermarci per una sosta. Qui incontriamo una coppia di ciclisti, lui 82 anni, lei 78, ma dall’aspetto estremamente giovanile. Dopo una piacevole chiacchierata ci rimettiamo in cammino.

Attraversiamo un paesino chiamato Cascine Strà, c’è un ristorante, ma tutto intorno è abbandonato e vengo a sapere che sono le cascine dove abitavano le mondine.

Oggi le mondine sono state sostituite dai macchinari e queste grandi costruzioni che le ospitavano sono ormai vuote e in stato di abbandono.

Sulla parete di una grande cascina trovo una scritta ancora ben leggibile:

Ci rimettiamo sulla carrareccia della Francigena e arriviamo al castello medievale di Montonero con le sue belle torri. Il castello faceva parte della cerchia delle mura difensive di Vercelli.

Qui troviamo anche il grande caseificio costruito nel 1933 e ormai in disuso.

Ci rimettiamo in cammino e attraversando risaie e varie chiuse, arriviamo a Vercelli.

Appena dentro la città, il caldo è insopportabile. Cerco l’ombra, ma niente. Non c’è un albero e il sole è alto. Fortunatamente troviamo un bar aperto e possiamo rinfrescarci con una bibita ghiacciata.

Attraversiamo poi tutta la città per arrivare al nostro hotel di oggi, l’hotel Cinzia.

Dopo un breve riposo, decidiamo di visitare la città. Il centro storico è ad impianto medievale, nato su un luogo fortificato romano. Le torri medievali svettano numerose, le chiese sono presenti in ogni strada. I bei palazzi in diversi stili si susseguono nelle vie del centro storico. È una cittadina elegante.

Scegliamo un ristorante vicino alla centrale Piazza Cavour, con tavolini all’aperto. Dopo il caldo insopportabile, ci godiamo il fresco venticello arrivato nel tardo pomeriggio.

La cena è stata ottima.

Spaghetti alle vongole

Tiramisù

Domani avremo un’altra lunga tappa.

Per oggi è tutto.

Buona notte a tutti 🤗


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