Il paradiso dei surfisti
Ecco una delle tappe più amate dai surfisti e dai sognatori, che porta verso una delle baie più iconiche di tutto il Portogallo.
INFORMAZIONI TECNICHE
• Distanza: 18,9 km
• Durata media: 6 ore
• Difficoltà: Facile / Media
• Fondo: Sentieri sterrati, sentieri di scogliera e un tratto finale di asfalto.
• Punti di ristoro: a Monte Clérigo dove c’è il bar e il ristorante
L’ESPERIENZA: IL RITORNO ALL’OCEANO
Dopo la parentesi rurale della tappa precedente, oggi l’Atlantico torna a essere il protagonista assoluto. È una tappa relativamente breve, il che la rende perfetta per prendersela con calma, scattare foto e godersi il cambiamento del paesaggio. Si lascerà la valle fertile di Aljezur per risalire verso la costa, dove l’aria si fa di nuovo salmastra e il vento ricomincia a soffiare forte. L’arrivo ad Arrifana è un colpo d’occhio indimenticabile: una baia a forma di anfiteatro naturale, protetta da alte scogliere scure, dove le onde si rincorrono instancabili.
Partiamo alle otto, dopo un’ottima colazione preparata da me: bacon, avocado, due uova, yogurt e un buon caffè. Un pasto sostanzioso che garantisce energia per molte ore di cammino.
La sistemazione di questa notte si è rivelata davvero eccellente, una delle migliori incontrate finora lungo il percorso. Confortevole, ben attrezzata e perfetta per recuperare le energie prima di affrontare una nuova tappa del Fishermen’s Trail.
Lasciamo l’alloggio e iniziamo subito a salire per le stradine di Aljezur. Le pendenze sono notevoli e il risveglio per le gambe è immediato: il paese si arrampica sul fianco della collina e ogni vicolo sembra più ripido del precedente.
Raggiungiamo la chiesa e, da qui, ritroviamo la segnaletica della Rota Vicentina lungo il percorso storico, riconoscibile dai classici segni bianco e rosso che ci accompagneranno per un tratto della tappa.

Proseguiamo poi aggirando il castello che domina il paese dall’alto. Purtroppo la vegetazione e la posizione del sentiero non ci permettono di ammirarlo come avremmo voluto, ma la sua presenza si percepisce comunque, silenziosa e imponente, mentre veglia sulla valle e sulle case bianche di Aljezur.
Poco dopo oltrepassiamo la Fonte das Mentiras, un’antica sorgente di origine islamica risalente probabilmente al X secolo, quando Aljezur faceva parte di Al-Andalus.

Nascosta tra la vegetazione e circondata da un’atmosfera tranquilla, questa fonte rappresenta una delle testimonianze più antiche della presenza araba nella regione. È affascinante pensare che, da oltre mille anni, viaggiatori, contadini e abitanti del luogo si siano fermati qui per attingere acqua.
Il cammino prosegue, ma luoghi come questo ricordano che la Rota Vicentina non attraversa soltanto paesaggi straordinari: percorre anche una terra ricca di storia, dove ogni sentiero e ogni pietra conservano tracce delle civiltà che si sono succedute nel corso dei secoli.
Il percorso attraversa il complesso di Vale da Telha/Val Palheiro, il cui cancello è aperto agli escursionisti e chiaramente segnalato dai cartelli della Rota Vicentina.

È un passaggio davvero sorprendente. Per qualche minuto si cammina all’interno di una proprietà curatissima, immersa nel verde e perfettamente integrata nel paesaggio circostante. Giardini, alberi e spazi ben tenuti creano un ambiente piacevole e rilassante, quasi inatteso dopo i sentieri più selvaggi percorsi nei giorni precedenti.

La presenza della segnaletica ufficiale conferma che siamo sulla strada giusta e permette di attraversare il residence senza alcuna incertezza.
È uno di quei luoghi che riescono a coniugare armoniosamente natura e presenza umana, regalando un tratto di cammino particolarmente gradevole e, per certi versi, persino elegante.
Alle nostre spalle, finalmente, riusciamo a vedere il castello di Aljezur, che ieri non siamo riusciti a visitare. Dopo l’arrivo in paese eravamo troppo stanchi e impegnati nelle consuete attività del post-tappa: doccia, bucato, sistemazione dell’attrezzatura e aggiornamento del blog.

Vederlo ora, illuminato dalla luce del mattino e dominante sulla valle, ha un sapore particolare. Anche se non siamo saliti fino alle sue mura, possiamo comunque ammirarne la sagoma che svetta sopra le case bianche del paese, ricordandoci la lunga storia di queste terre di confine tra mondo cristiano e mondo islamico.
È un ultimo saluto ad Aljezur prima di proseguire il cammino verso nuove falesie, nuove spiagge e nuovi orizzonti.
Usciti dal resort, ci attende una salita ripidissima su un’ampia carrareccia completamente esposta al sole. È uno di quei tratti che costringono a rallentare il passo e a trovare il proprio ritmo.
Ai lati della strada si allineano grandi eucalipti, continuamente sferzati da un vento fortissimo. Le chiome si piegano e frusciano senza sosta, mentre le raffiche attraversano il sentiero con tale intensità da far dimenticare, almeno in parte, la fatica della salita.

Il contrasto è curioso: le gambe lavorano duramente, ma l’aria fresca che ci investe rende il cammino sorprendentemente piacevole. Qui il vento non è un nemico, ma un compagno di viaggio che ci aiuta ad affrontare uno dei tratti più impegnativi dell’inizio tappa. 🌬️🌳🥾

La salita continua senza tregua. Man mano che guadagniamo quota, il panorama si apre sempre di più alla nostra destra: sotto di noi si distende la valle del Ribeira de Aljezur e, oltre questa, si estende la zona di Espartal con le sue case immerse nel verde. Più lontano ancora, all’orizzonte, si intravede la linea dell’oceano.

Al km. 2,5 raggiungiamo la strada asfaltata. Fortunatamente il percorso non segue la carreggiata principale, ma prosegue su una piacevole stradina che corre parallela ad essa all’interno di un bosco di alti pini.
L’atmosfera cambia immediatamente. Dopo la lunga salita esposta al sole e al vento, ci ritroviamo immersi nell’ombra della pineta. Il terreno è comodo, il profumo della resina riempie l’aria e il fruscio del vento tra le chiome accompagna i nostri passi. È un tratto particolarmente gradevole, che offre un po’ di tregua prima di tornare nuovamente negli spazi aperti della costa. 🌲🥾🌿
Al chilometro 2,9 raggiungiamo una biforcazione importante del percorso. A sinistra si prosegue lungo il tracciato storico, segnalato dai classici segni bianco e rosso; a destra si continua invece sul Fishermen’s Trail, riconoscibile dalla segnaletica verde e azzurra.

Scegliamo di mantenere la rotta costiera e seguiamo il percorso del Fishermen’s Trail.
Da qui alla nostra destinazione mancano ancora circa 15 chilometri: una distanza che si fa sentire, ma che ormai abbiamo imparato a leggere non come un ostacolo, bensì come il tempo necessario per entrare davvero nel ritmo del cammino. 🥾🌿🌊
Il percorso prosegue su strada asfaltata in piano, costeggiata da alti pini che si piegano e fischiano sotto la forza del vento. Le raffiche sono davvero intense, al punto da strapparmi il cappello dalla testa, ma grazie al sottogola riesco a trattenerlo.
Il vento è costante, deciso, a tratti impetuoso, eppure paradossalmente rende la camminata più piacevole. In questa giornata assolata, è come una presenza che rinfresca e alleggerisce la fatica, accompagnandoci passo dopo passo lungo il tracciato. 🌬️🌲🥾
Lungo tutto il tratto la strada torna ad essere incorniciata dal cisto, che come ormai accade ogni giorno riempie l’aria del suo profumo intenso e inconfondibile. Il vento lo solleva e lo disperde, rendendolo ancora più presente, come una firma costante di questo paesaggio.
Le colline circostanti mostrano chiaramente i segni di interventi di riforestazione: ampie distese di pini disposti in modo regolare, quasi geometricamente ordinato. Gli alberi, ancora giovani, hanno fusti bassi e chiome compatte, che da lontano ricordano cespugli tondeggianti, come cuscini verdi allineati lungo i pendii.

È un paesaggio insieme naturale e modellato dall’uomo, dove la vegetazione spontanea del cisto si intreccia con la struttura ordinata delle piantagioni, creando un equilibrio particolare tra natura selvaggia e intervento umano. 🌿🌲🌬️
Al chilometro 5,8 entriamo nella zona di Espartal e, subito sulla sinistra, si notano le nuove villette in stile minimalista contemporaneo tipico del modernismo portoghese.

Il percorso attraversa un’area di recente urbanizzazione, dove molte abitazioni sono ancora in costruzione, soprattutto sul lato sinistro della strada. Le linee essenziali degli edifici, con ampie vetrate e volumi geometrici, si inseriscono nel paesaggio in modo netto e moderno.

Più in basso, nella valle, si intravede il letto del fiume che prosegue il suo corso verso l’oceano. Qui la valle si restringe progressivamente, incorniciata dai pendii che accompagnano lo sguardo fino al punto in cui acqua e mare si incontrano.

Subito dopo lasciamo l’asfalto per immetterci su un sentiero, purtroppo nuovamente sabbioso e morbido, che rallenta subito il passo e rende la camminata più faticosa.

Il tracciato si addentra tra vegetazione bassa e dune, accompagnandoci verso il punto panoramico sulla Praia da Amoreira. L’attesa della vista sull’oceano rende però lo sforzo più leggero: ogni passo ci avvicina a uno di quei paesaggi ampi e spettacolari che caratterizzano questa costa, dove il fiume incontra il mare e la sabbia si apre in distese infinite. 🌊🥾🌿


Arrivati al punto panoramico sulla spiaggia, ci rendiamo subito conto che questo è un vero paradiso per i surfisti. In mare se ne vedono diversi, piccoli puntini neri nell’immensità dell’oceano, riconoscibili solo dalle mute che indossano.
Aspettano pazientemente le onde, lasciandosi trasportare e ricercando il momento giusto per alzarsi sulla tavola. La spiaggia è così ampia che da qui le loro figure sembrano quasi dissolversi nel paesaggio, e anche in foto risultano appena percepibili, tanto è grande lo spazio che li circonda.

È un’immagine ipnotica: il movimento continuo dell’oceano, la pazienza dei surfisti e la vastità della spiaggia creano una scena quasi sospesa nel tempo, dove l’uomo sembra minuscolo di fronte alla forza del mare. 🌊🏄♂️
Dopo una pausa per riposarci e svuotare le scarpe dalla sabbia, riprendiamo il cammino. Al chilometro 8,2 si apre davanti a noi il panorama sulla Praia de Monte Clérigo, incastonata tra le falesie della costa.

Raggiunta la sommità, iniziamo la discesa verso il paese, seguendo il sentiero che scende dolcemente fino al livello del mare.
L’ingresso al paese avviene attraverso una strada che attraversa un piccolo torrente senza ponte: un passaggio semplice, ma che ricorda come, in caso di piogge intense o mareggiata, l’acqua possa facilmente invadere la carreggiata.


Decidiamo di fermarci per una pausa in un caffè sulla spiaggia. Il solito toast, generoso nelle dimensioni fino all’esagerazione, ci accompagna insieme a un pastel de nata e a un caffè. Un momento di ristoro perfetto, con la vista dell’oceano a pochi metri e il rumore delle onde a fare da sottofondo. ☕🥪🌊
Ripartiamo verso le 11:30. La strada che porta fuori dal paese e risale verso la falesia è subito ripida e passa accanto alla chiesa. Il vento, già forte durante la sosta, qui aumenta ulteriormente, al punto da rendere difficile persino camminare in equilibrio: le raffiche sono così decise da spingerci lateralmente mentre saliamo.

All’uscita dal paese mi accorgo di aver dimenticato i bastoncini nel bar. Per fortuna Gianfranco, con grande gentilezza, si toglie lo zaino e torna indietro a recuperarli, riscendendo lungo il tratto appena percorso.

Un piccolo contrattempo che il vento rende quasi surreale, ma che si risolve rapidamente, permettendoci di riprendere il cammino verso la falesia. 🌬️🥾
Subito dopo ci immettiamo su un sentiero morbido di sabbia, circondato da arbusti piegati e continuamente battuti da un vento fortissimo che rende la camminata impegnativa.

Intorno all’una, dopo aver affrontato le raffiche e attraversato ben tre passerelle, sulle quali avevo difficoltà a stare in equilibrio, raggiungiamo il Ribat de Atalaia, dove ci fermiamo per una breve pausa.

Il ribat era un piccolo insediamento religioso e militare di epoca islamica, risalente circa al XII secolo. Si trattava di strutture di frontiera, a metà tra monastero e fortificazione, abitate da comunità di devoti-guerrieri che vivevano tra preghiera e difesa del territorio.
Quello di Atalaia è uno dei pochi esempi conosciuti lungo questa costa e si trova in una posizione straordinaria, affacciato direttamente sulle falesie e sull’oceano. Oggi ne restano solo le rovine, ma il luogo conserva un fascino particolare, amplificato dal paesaggio selvaggio che lo circonda.
Ci fermiamo giusto il tempo necessario per riprendere fiato: il vento qui è talmente forte da rendere difficile anche restare in piedi. Cerco con fatica di svuotare le scarpe dalla sabbia, mentre ogni gesto viene interrotto dalle raffiche che spingono e sollevano tutto. Poi, come sempre, si riparte. 🌬️🥾🌊



A circa cinque chilometri da Arrifana il paesaggio cambia improvvisamente. Il sentiero si addentra in un fitto bosco di pini che, come una barriera naturale, attenua finalmente la forza del vento che ci ha accompagnato per gran parte della giornata.

La differenza si percepisce subito: il frastuono delle raffiche lascia spazio al più lieve fruscio delle chiome e la camminata diventa decisamente più rilassante. L’ombra degli alberi e il profumo della resina rendono questo tratto particolarmente piacevole.
Rimarremo all’interno della pineta per gran parte del percorso restante, quasi fino alla destinazione. Dopo tanti chilometri trascorsi sulle falesie esposte all’Atlantico, questo lungo tratto nel bosco sembra un gradito momento di tregua, un ultimo accompagnamento tranquillo prima dell’arrivo. 🌲🥾🌿
A circa tre chilometri dall’arrivo, ormai decisamente provati dalla lunga giornata e dal vento incessante, ci concediamo un’ultima pausa all’ombra di un pino.

Ci sediamo per qualche minuto, beviamo, lasciamo riposare le spalle e svuotiamo ancora una volta le scarpe dalla sabbia che continua ostinatamente a infiltrarsi ovunque.
È una di quelle soste brevi, ma preziose che permettono di recuperare le energie necessarie per affrontare gli ultimi chilometri.
Rinfrescati e rinfrancati, ci rimettiamo in cammino per l’ultimo sforzo della giornata, con la soddisfazione di sapere che la meta è ormai vicina. 🥾🌲💧
Come se tutta la fatica accumulata durante la giornata non fosse già sufficiente, il sentiero ci riserva un’ultima sorpresa.
All’uscita dal bosco, infatti, precipita ripidamente verso un torrente che dobbiamo attraversare. Dopo tanti chilometri nelle gambe, ogni metro di discesa viene accolto con scarso entusiasmo, perché sappiamo bene che tutto il dislivello perso dovrà essere recuperato poco dopo.
E infatti, una volta superato il torrente, inizia una salita asfaltata ripidissima che conduce alla nostra destinazione. Le gambe protestano, il passo si accorcia e ogni curva sembra nascondere l’ultima rampa, che puntualmente non è mai l’ultima.
È uno di quei finali che mettono alla prova la determinazione più che la resistenza fisica. Ma ormai la meta è vicina e, passo dopo passo, riusciamo finalmente a raggiungerla, stanchi e sporchi, ma soddisfatti di aver portato a termine anche questa tappa. 🥾💪🌲
Arriviamo al nostro albergo stanchi, assetati, impolverati e decisamente provati dal vento e dai chilometri. Personalmente mi sento uno straccio: capelli scompigliati, vestiti da lavare e la sensazione di avere addosso tutta la polvere e la sabbia dell’Algarve.
Ma la giornata non ha ancora finito di metterci alla prova.
Con nostro grande sconforto scopriamo che il check-in non è ancora aperto. Davanti alla prospettiva di una doccia, di vestiti puliti e di un letto su cui distendere le gambe, la notizia ci sembra una vera tragedia.
Così ci sediamo ad aspettare, cercando di conservare quel poco di dignità che resta a due escursionisti dopo una lunga tappa. In momenti come questi si capisce quanto siano preziosi i piccoli lussi della vita: una doccia, una sedia all’ombra e un bicchiere d’acqua fresca.
A quel punto, l’apertura della reception assume quasi l’importanza di un evento storico. 😅🥾🚿🏨
Dopo esserci finalmente sistemati, aver fatto una doccia rigenerante e aver recuperato un po’ di energie, ceniamo in albergo con tutta calma.
La tentazione di dichiarare conclusa la giornata sarebbe forte, ma decidiamo di raccogliere le ultime energie rimaste e di raggiungere la mitica spiaggia di Arrifana.
La fatica viene presto ripagata. La spiaggia, considerata uno dei paradisi del surf della costa portoghese, si apre davanti a noi in tutta la sua bellezza: un’ampia mezzaluna di sabbia racchiusa tra alte falesie e dominata dall’immensità dell’Atlantico.


Anche a quest’ora si vedono diversi surfisti in acqua, minuscole sagome scure che attendono pazientemente l’onda giusta. Il sole ormai basso sull’orizzonte, il rumore incessante del mare e l’atmosfera rilassata del luogo rendono questo finale di giornata particolarmente piacevole.

È il modo migliore per concludere una tappa impegnativa: con negli occhi uno degli angoli più belli della costa vicentina e la consapevolezza che, nonostante la stanchezza, ne è valsa la pena. 🌊🏄♂️🌅🥾


Buonanotte da Arrifana, con il rumore delle onde in sottofondo e il pensiero già rivolto alla prossima tappa. 🌊🥾🌙✨
I PUNTI DI INTERESSE DA NON PERDERE
• Il Castello di Aljezur: Prima di partire, se non lo si è fatto la sera prima, salire alle rovine per un ultimo sguardo panoramico sulla valle.
• Ponta da Atalaia: Un promontorio leggendario dove un tempo sorgeva un antico insediamento musulmano (Ribat). Qui la vista sulla costa è immensa e selvaggia.
• La Baia di Arrifana: Una delle spiagge più scenografiche del Portogallo. Osservare i surfisti che cavalcano le onde dall’alto della scogliera è uno spettacolo ipnotico che riassume l’essenza dell’Algarve occidentale.
SAFETY CHECK: A COSA FARE ATTENZIONE
1. Calore sul pianoro: Una volta lasciata Aljezur, si cammina su un altopiano molto esposto al sole e senza alberi. Non sottovalutare l’idratazione.
2. Segnaletica non sempre evidente: alcuni segnavia possono sfuggire facilmente alla vista, soprattutto nelle giornate ventose. Prestare attenzione ai cambi di direzione e verificare regolarmente la traccia.
3. Vento a Ponta da Atalaia: Questo promontorio è estremamente esposto. In caso di raffiche forti, evitare di avvicinarsi troppo alle rovine dell’antico Ribat che si trovano proprio sul bordo della scogliera.
COSA MANGIARE AD ARRIFANA
Arrifana è un piccolo villaggio con una grande cultura gastronomica legata al mare. Il piatto simbolo qui è il Polpo (Polvo), preparato in umido, alla griglia o in insalata. Se si cerca qualcosa di unico, da provare sono i Percebes (se disponibili), che qui hanno un sapore particolarmente intenso. Molti ristoranti sulla scogliera offrono anche ottimi hamburger gourmet e piatti vegetariani, assecondando l’anima “surfista” del luogo.