Tappa 5: Da Odeceixe ad Aljezur (variante interna via canale di irrigazione)

Tra canali e castelli

Questa tappa segna il passaggio dall’Alentejo all’Algarve e offre un volto diverso del Fishermen’s Trail. Lasciate alle spalle le falesie e le dune battute dal vento, il percorso si inoltra nell’entroterra seguendo il canale di irrigazione che attraversa la fertile valle di Odeceixe. È una giornata più verde e agricola, tra orti, frutteti e campi coltivati, dove il rumore dell’oceano lascia spazio al canto degli uccelli e allo scorrere dell’acqua.

Dopo aver costeggiato il canale per diversi chilometri, il sentiero raggiunge Rogil, dove si ricongiunge al percorso classico. Da qui il cammino prosegue tra dolci colline, macchia mediterranea e campagna aperta, fino ad arrivare ad Aljezur, dominata dalle rovine del suo castello moresco.

È una tappa meno spettacolare dal punto di vista costiero, ma ricca di fascino per chi desidera scoprire l’anima rurale di questa regione e osservare da vicino il paesaggio agricolo che da secoli sostiene le comunità locali.

INFORMAZIONI TECNICHE

• Distanza: 18,7 km

• Durata media: 6 ore

• Difficoltà: Facile

• Fondo: Sentieri sterrati, strade vicinali e lunghi tratti pianeggianti lungo i canali di irrigazione.

• Punti di ristoro: Rogil (a circa 8,5 km dalla partenza). Un villaggio strategico a metà percorso con diversi caffè, panifici e piccoli ristoranti.

L’ESPERIENZA: TRA CAMPAGNA, CANALI E CASTELLI

Dopo giorni di scogliere selvagge e ruggito dell’oceano, questa tappa offre un cambio di scenario affascinante e rilassante. Si lascia la costa per addentrarsi nel cuore rurale della regione. Gran parte del cammino segue i canali di irrigazione (“regadios”), offrendo un percorso pianeggiante tra campi coltivati, fiori selvatici e piccoli boschi. È una tappa che invita alla riflessione, dove il profumo del sale lascia il posto a quello della terra, del rosmarino e del pino. L’arrivo ad Aljezur, con le sue case bianche che si arrampicano verso il castello, è uno dei momenti più suggestivi dell’intero viaggio.

Partiamo intorno alle 7:50. Il cielo è velato da una leggera foschia, ma ormai ho capito che qui, lungo la costa atlantica, le mattine iniziano quasi sempre così. Le nuvole basse e l’umidità dell’oceano ammorbidiscono la luce e regalano alle prime ore del giorno un’atmosfera particolare, sospesa e silenziosa.

Lasciamo Odeceixe alle nostre spalle e ci incamminiamo subito in una ripida salita verso il vecchio mulino che domina il paese dall’alto. È un risveglio energico per le gambe, ma ogni metro guadagnato regala panorami sempre più ampi sulla valle e sulle case bianche ancora immerse nella luce tenue del mattino.

Il mulino a vento
La chiesa di Nossa Senhora da Piedade

Arrivati in cima al paese, la salita termina e la strada diventa finalmente pianeggiante. Ci troviamo sul vasto altopiano che domina la valle di Odeceixe, un paesaggio aperto e tranquillo che segna il passaggio dalla costa all’entroterra.

In lontananza, l’oceano.

Poco più avanti incontriamo il canale che ci accompagnerà per buona parte della mattinata fino a Rogil, dove prevediamo di fare la nostra prima sosta.

Si tratta di un importante canale di irrigazione che alimenta le numerose coltivazioni della zona. Qui l’agricoltura è una presenza costante e il paesaggio racconta una storia diversa da quella delle falesie e dell’oceano: campi ordinati, orti, serre e terreni coltivati si susseguono a perdita d’occhio.

Questa regione è particolarmente famosa per la coltivazione della patata dolce, considerata una delle eccellenze agricole locali. La si trova ovunque: nei piatti tradizionali, nei dolci, fritta, arrosto o semplicemente lessata. È uno dei prodotti simbolo di questa parte dell’Algarve e rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia del territorio.

Il sentiero segue il corso del canale, accompagnandoci attraverso una campagna ordinata e rigogliosa. Da un lato e dall’altro si susseguono campi coltivati, orti e terreni irrigati, testimonianza dell’importanza dell’agricoltura in questa zona.

Al lavoro!

A tratti il percorso attraversa piacevoli zone d’ombra create da alti pini che si allineano lungo la strada. Dopo tanti chilometri trascorsi sulle falesie esposte al sole e al vento, camminare sotto questi alberi è particolarmente piacevole. Il fruscio degli aghi mossi dalla brezza e lo scorrere tranquillo dell’acqua nel canale creano un’atmosfera rilassante, molto diversa da quella selvaggia e impetuosa della costa atlantica.

A circa 8,5 chilometri dalla partenza entriamo a Rogil, dove ci concediamo la prima vera sosta della giornata.

Ci fermiamo in un caffè dal nome quanto mai appropriato: Museu da Batata-Doce, il Museo della Patata Dolce. Già la vetrina basta a catturare l’attenzione: è un tripudio di dolci di ogni forma e dimensione, tutti preparati con la celebre patata dolce di Rogil, autentico simbolo gastronomico della zona.

Per chi ama i dolci, è una vera tentazione. Crostate, tortine, biscotti, paste e specialità locali si susseguono in una varietà quasi infinita.

Noi ci limitiamo ad assaggiarne uno, più per curiosità che per fame, ma confesso che li avrei provati tutti. È uno di quei posti che riescono a raccontare il territorio attraverso i suoi sapori e che meritano una sosta anche solo per ammirare la straordinaria creatività con cui un ingrediente apparentemente semplice viene trasformato in tante delizie diverse. 🍠☕😊

Il dolce di patata dolce

Ripartiamo da Rogil e, poco dopo, a circa 8,6 chilometri dalla partenza, incontriamo il cartello che indica la direzione per Aljezur: si svolta a destra e la meta dista ancora 8,5 chilometri.

Costeggiamo una chiesa moderna e proseguiamo lasciandoci alle spalle le ultime case del paese. Davanti a noi si apre una campagna ampia e pianeggiante, punteggiata qua e là da piccoli boschi. Nell’aria si percepisce già il caldo delle ore centrali della giornata.

L’asfalto termina quasi subito e lascia il posto a una larga carrareccia dal fondo compatto, comoda da percorrere ma apparentemente interminabile.

Mentre ci allontaniamo da Rogil, alle nostre spalle risuonano i rintocchi delle undici. È un suono semplice, ma sempre piacevole: per qualche istante le campane sembrano accompagnarci nel passaggio dalla tranquillità del paese alla solitudine della campagna.

Il percorso prosegue su questa ampia strada bianca che si distende davanti a noi in lunghi rettilinei. È uno di quei tratti in cui la distanza sembra maggiore di quella reale, perché lo sguardo corre lontano senza mai scorgere una vera conclusione.

Per fortuna soffia una leggera brezza proveniente da sinistra che rende il caldo più sopportabile e ci aiuta a mantenere un buon ritmo di cammino.

A circa 10,2 chilometri dalla partenza la strada attraversa un bosco di pini. L’ombra degli alberi arriva come un piccolo sollievo inatteso e per qualche centinaio di metri possiamo camminare al riparo dal sole, godendoci un po’ di frescura prima di tornare nuovamente negli spazi aperti della campagna algarviana. 🌲🥾☀️

Usciti dal bosco, torniamo a camminare sotto il sole. La strada continua a snodarsi nella campagna aperta, senza alcuna ombra, ma fortunatamente la brezza che soffia dalla nostra sinistra continua ad accompagnarci. Non è un vento forte, ma è sufficiente a rendere la camminata piacevole e a mitigare il calore delle ore centrali della giornata.

Il paesaggio è semplice e rilassante: campi coltivati, qualche albero isolato e lunghi orizzonti che si perdono nella distanza.

A circa 12,6 chilometri dalla partenza il sentiero svolta a sinistra e la situazione cambia immediatamente. Quella che fino a quel momento era una brezza laterale diventa un vento frontale, fresco e costante.

Per una volta non lo viviamo come un ostacolo, ma come un alleato. La sensazione è quasi quella di avere un condizionatore naturale che ci accompagna passo dopo passo, rendendo il cammino sorprendentemente gradevole nonostante il sole.

L’unico inconveniente riguarda il cappello: il sottogola diventa assolutamente indispensabile. Senza, basterebbe una raffica un po’ più forte per vederlo volare nei campi circostanti. Ma è un prezzo davvero minimo da pagare per godere di questa piacevole aria fresca che ci accompagna lungo il percorso verso Aljezur. 🌬️🥾☀️

I margini del sentiero tornano a essere popolati dagli immancabili arbusti di cisto, ormai compagni fedeli di queste giornate di cammino. I loro fiori chiari punteggiano la vegetazione e il loro profumo intenso e inconfondibile continua ad accompagnarci.

Il vento lo raccoglie e lo trasporta lungo il percorso, facendolo apparire e scomparire a ogni folata. A volte è appena percettibile, altre volte riempie l’aria con una tale intensità da sembrare quasi tangibile.

Camminando, non posso fare a meno di pensare che sarà proprio questo uno dei ricordi più vivi che porterò con me al termine del Fishermen’s Trail. Non solo le falesie, l’oceano o i tramonti, ma anche questo profumo costante, discreto eppure onnipresente, capace di evocare all’istante il paesaggio, il vento e la libertà di questi giorni lungo la costa portoghese. 🌿🌼🌬️

Un po’ di riposo all’ombra

A circa 13 chilometri dalla partenza raggiungiamo il Camping Serrão, immerso in una vasta area protetta e completamente recintata, curata con grande attenzione.

L’arrivo è annunciato ben prima che dalla vista.

A tradire la presenza del campeggio è infatti il profumo degli eucalipti, intenso e inconfondibile, che si diffonde nell’aria molto prima che gli alberi compaiano davanti a noi. Ancora una volta il naso arriva prima degli occhi.

Il campeggio è quasi interamente ombreggiato da grandi eucalipti che offrono un gradito riparo dal sole. Dopo tanti chilometri trascorsi tra campi aperti e strade assolate, entrare in questo ambiente fresco e verde dà una piacevole sensazione di ristoro.

Per qualche minuto il paesaggio cambia completamente: il vento si attenua, la luce diventa più morbida filtrando tra le chiome degli alberi e il profumo balsamico degli eucalipti avvolge ogni cosa. È una piccola oasi di frescura lungo il cammino verso Aljezur, uno di quei luoghi che invitano naturalmente a rallentare il passo e a godersi l’ombra prima di ripartire. 🌳🌿🥾

Proprio davanti all’ingresso del Camping Serrão troviamo due grandi pietre modellate dalla natura che ricordano sorprendentemente delle poltrone. Una tentazione irresistibile per due escursionisti ormai in cammino da diverse ore.

Decidiamo così di concederci una pausa più lunga del solito. Ci accomodiamo sulle nostre insolite “sedie”, approfittandone per rinfrescarci, reidratarci e, soprattutto, toglierci le scarpe per lasciare respirare i piedi.

Sono momenti semplici, ma preziosi. Il vento continua a soffiare tra gli eucalipti, l’ombra ci protegge dal sole e per mezz’ora il tempo sembra rallentare.

Quando ci rimettiamo in piedi ci sentiamo decisamente rigenerati.

È il momento di ripartire.

Controlliamo il percorso: mancano ormai soltanto tre chilometri all’arrivo ad Aljezur. Una distanza che, dopo la sosta, appare quasi simbolica. Lo spirito si alleggerisce, il passo torna elastico e la meta comincia finalmente a sembrare vicina. Ogni cammino ha quei momenti in cui si percepisce che la giornata è ormai vinta, e questo è certamente uno di quelli. 🥾🌿😊

Davanti al campeggio

Lasciamo nuovamente l’asfalto e rientriamo su una larga carrareccia dal fondo compatto. Il percorso è comodo e scorrevole, ideale per affrontare gli ultimi chilometri della giornata.

Ai lati della strada si susseguono interminabili file di acacia dorata, che accompagnano il cammino come un lungo corridoio verde. I loro tronchi e le chiome formano una presenza costante nel paesaggio, mentre il vento continua a muovere leggermente le foglie, producendo un fruscio discreto che si mescola ai nostri passi.

Acacia dorata
Acacia dorata

Dopo tanti chilometri tra campi coltivati, canali di irrigazione e boschi di pini, questo tratto finale ha qualcosa di ordinato e quasi geometrico. La meta si avvicina e il cammino procede tranquillo, immerso nella quiete della campagna che circonda Aljezur. 🌿🥾🌳

Al chilometro 14,8 inizia la discesa verso Aljezur. Il sentiero perde quota rapidamente con una pendenza piuttosto marcata e il vento, che ci ha accompagnato per gran parte della giornata, qui si fa particolarmente intenso.

Davanti a noi, in lontananza, compare finalmente Aljezur. Le sue case bianche risaltano sul verde della valle e annunciano la fine della tappa. Dopo tanti chilometri di campagna e sentieri, vedere la meta all’orizzonte regala sempre una piacevole sensazione di soddisfazione.

Aljezur in lontananza

In questo tratto i segni della forza del vento sono ovunque. Il sentiero è disseminato di rami di acacia spezzati o abbattuti dalle raffiche, alcuni ancora freschi di caduta. Camminando sotto gli alberi si sentono continui scricchiolii provenire dalle chiome, un suono che attira inevitabilmente l’attenzione e ricorda quanto il vento sia una presenza dominante in queste terre.

Rami spezzati o abbattuti dal vento

Le raffiche soffiano senza sosta, tese e costanti, piegando i rami e facendo vibrare la vegetazione. È una forza invisibile ma onnipresente, capace di modellare il paesaggio tanto quanto l’acqua e il tempo. Mentre scendiamo verso Aljezur, capiamo ancora una volta quanto questo cammino sia fatto non solo di luoghi, ma anche degli elementi che li plasmano ogni giorno. 🌬️🌿🥾🏡

Dopo aver superato il canile municipale, il sentiero lascia definitivamente la campagna e si immette su una strada asfaltata. Alla nostra destra si alza una parete di terra completamente rossa, il cui colore acceso contrasta con il verde della vegetazione circostante e richiama le tonalità che abbiamo già incontrato lungo alcune falesie della costa.

Poco dopo svoltiamo a destra e attraversiamo il ponte sulla Ribeira de Aljezur. Il piccolo corso d’acqua scorre tranquillo sul fondo della valle e segna simbolicamente il nostro ingresso nel paese.

Davanti a noi compaiono le prime case bianche, mentre in alto si intravedono le rovine del castello che domina Aljezur dall’alto del colle.

Alle 13:30 entriamo finalmente in paese.

Ce la siamo presa davvero comoda oggi, ma senza alcun rimpianto. Questa variante nell’entroterra non era fatta per correre: meritava di essere vissuta con calma, tra il profumo del cisto, l’ombra dei pini, gli eucalipti, i campi coltivati e il vento che ci ha accompagnato per gran parte della giornata.

A volte il bello del cammino non è arrivare presto, ma concedersi il tempo di osservare tutto ciò che si incontra lungo la strada. Oggi è stata una di quelle giornate. 🥾🌿🏡

Oggi alloggiamo in una struttura davvero eccellente. Tra le varie comodità ce n’è una che, per un escursionista, vale quasi quanto un letto comodo: una lavatrice a disposizione degli ospiti, completa persino di detersivo.

Può sembrare un dettaglio insignificante, ma chi viaggia a piedi sa bene che non lo è affatto. La lavatrice è tutt’altro che una dotazione scontata e, naturalmente, nessuno si porta nello zaino il detersivo per fare il bucato durante il cammino.

Per una volta ho quindi potuto evitare il consueto rituale serale del lavaggio a mano di magliette, calze e biancheria nel lavandino.

Eureka!

Un piccolo lusso che gli escursionisti sapranno certamente comprendere e apprezzare. Mentre la lavatrice lavora al posto mio, posso finalmente dedicarmi a qualcosa di più piacevole: una doccia rilassante, la stesura del blog e un po’ di meritato riposo dopo la tappa di oggi. 🥾🧺😊

I PUNTI DI INTERESSE DA NON PERDERE

• I Canali di Irrigazione: Camminare fianco a fianco con l’acqua che scorre nei canali è un’esperienza quasi ipnotica. È il sistema vitale che permette l’agricoltura in questa zona arida.

• Il Borgo di Rogil: Un piccolo centro agricolo che sembra essersi fermato nel tempo, famoso in tutto il Portogallo per la qualità dei suoi prodotti della terra.

• Il Castello di Aljezur: Una fortezza moresca del X secolo che domina la valle. La salita alle rovine è d’obbligo: da lassù la vista spazia su tutta la valle di Aljezur fino all’oceano in lontananza.

SAFETY CHECK: A COSA FARE ATTENZIONE

1. Poca Ombra: Nonostante non ci siano scogliere pericolose, il percorso lungo i canali è molto esposto. Nelle giornate calde il sole può essere implacabile: bisogna usare protezione solare e un cappello a tesa larga.

2. Tratti Asfaltati: In questa tappa si trovano più tratti d’asfalto rispetto alle precedenti, soprattutto nei pressi di Rogil e nell’ingresso ad Aljezur. Prestare attenzione ai veicoli agricoli che circolano regolarmente.

3. Segnaletica nei Bivi: Il percorso lungo i canali è rettilineo, ma le deviazioni verso i centri abitati possono essere facili da mancare se ci si distrae. Tenere d’occhio i segnavia.

COSA MANGIARE AD ALJEZUR

Siamo nella capitale portoghese della Batata Doce (patata dolce). Non si può andar via senza aver assaggiato una torta o dei pasticcini fatti con questo ingrediente d’eccellenza. Per cena, Aljezur offre ottimi piatti di Porco Preto (maiale nero) dell’Alentejo o deliziose zuppe di verdure dell’orto. Se si cerca qualcosa di tipico, provare il Polpo alla Aljezur, cucinato lentamente con patate dolci e spezie locali.


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