Tappa 20: Felegara-Cassio 26 km.

Pubblico questa tappa il giorno venerdì 15 giugno, invece che il 13 giugno, data effettiva della tappa, perché non avevo linea a sufficienza per caricare il blog.

Partiamo poco dopo l’alba. Oggi, tappa lunga e impegnativa. Non piove, ma le previsioni non sono buone. Siamo partiti molto presto proprio perché speriamo di arrivare a Cassio prima del previsto temporale.

Lasciamo la casa della gentilissima Sara e ci dirigiamo verso la chiesa di Felegara. Dalle belle villette che si affacciano intorno a noi, un concerto di latrati di cani di tutte le razze, uno in particolare, di taglia enorme, ringhia e cerca di scavalcare il cancello. Non è stata un’esperienza piacevole!

Lasciata la chiesa, entriamo subito su un sentiero del parco fluviale del fiume Taro. Siamo all’interno dell’area golenale e ogni tanto si intravede, tra gli arbusti, il fiume. Siamo anche costretti a guadare due piccoli torrenti.

In certi punti, la vegetazione è molto fitta, ma riusciamo sempre a ritrovare il sentiero.

Costeggiamo un grande cementificio sulla nostra sinistra.

In un’oretta arriviamo al ponte sul Taro con passaggio pedonale ben protetto.

Da qui godiamo di un bel panorama sull’Appennino e il monte Prinzera con la sua grande croce in vetta.

A Fornovo facciamo una pausa caffè e cornetto sulla piazzetta dopo il ponte.

Passando per il centro storico, ci dirigiamo poi verso il Duomo, che troviamo chiuso, ci accontentiamo della foto dell’esterno.

Appena passato il Duomo, inizia la ripida salita tra belle villette circondate da siepi e giardini ben curati. Molte di queste villette sono dell’inizio del ‘900, alcune in stile liberty. Da qui in poi avremo 19 chilometri di salite fino a Cassio, fatta eccezione per un breve tratto in discesa.

L’uscita da Fornovo, tutta a tornanti stretti, mette a dura prova polmoni e muscoli.

In pochi minuti, la ripida salita ci porta a 300 metri di altitudine. Quando scorgiamo il paesino di Casella, la salita si addolcisce lievemente.

Nel paesino trovo un’edicola con la Madonnina di Lourdes e tre sedie, ne approfitto per riposare un pò e immediatamente ripartire.

Subito, il panorama si apre tra le bellissime colline dell’Appennino,

ma inizia una discesa ripidissima, un vero rompicollo, fortunatamente asfaltata.

Finito il rompicollo, con le dita dei piedi doloranti per lo sforzo, entriamo sulla provinciale 39 e qui restiamo per un lungo tratto.

Attraversiamo la frazione di Roncolongo con una chiesetta che deve aver avuto tempi migliori.

Prima del paese di Sivizzano troviamo questo cartello:

E penso: “Ok, sopperiscono alla carenza di punti di ristoro con l’offerta dei loro frutti, posso perdonarli! Anche se, sulla via, trovo solo noci acerbe”.

Poco più in là, un signore anziano sta cogliendo le amarene dal bell’albero che ha nel giardino di casa e, al mio passaggio, me ne offre quante ne voglio, io, felice, accetto e ne faccio una scorpacciata.

Nel paese, in un campo con erba medica si scorgono i resti di una villa romana del primo secolo a. C., appartenuta alla Gens Cassia.

Proprio all’interno del paese rimango senza servizio telefonico. Mi stupisco non poco! Ci fermiamo al bar del paese per un super cappuccino e un succo di frutta che tengo di scorta per i 12 chilometri che rimangono.

Una ripida salita ci porta alla romanica Pieve di Bardone con la sua cinta muraria.

All’uscita dal paese, il cielo inizia ad incupirsi. Continuo a non avere linea telefonica.

A Terenzo inizia a piovere. Passiamo davanti alla bella chiesa romanica di Santo Stefano.

Entriamo nel bosco dove dovremmo rimanere per diversi chilometri, ma i tuoni e i fulmini ci fanno cambiare itinerario. All’altezza di Case Storti, usciamo dal bosco e percorriamo la statale della Cisa, molto più sicura in caso di fulmini. La statale è molto ben tenuta, con banchine sicure per i pedoni.

Arriviamo a Cassio neanche tanto stanchi perché gli ultimi due chilometri sono in leggera discesa e possiamo riprendere fiato prima di arrivare all’ostello di Cassio.

L’ostello è l’unica struttura ricettiva in zona ed è all’interno di una ex casa dell’ANAS ristrutturata a questo scopo.

Anche se in un ostello, il gentile gestore, Andrea, ci ha riservato una camera con bagno solo per noi. Quello che è sorprendente è che c’è a disposizione una cucina attrezzatissima e stracolma di viveri di ogni tipo. Chiunque può servirsi e cucinare. Andrea chiede solo di fare un’offerta prima di partire, e solo se si può.

Prima di cena facciamo una visita al paese di Cassio. Belle case in pietra con portali scolpiti e chiesetta romanica.

Trascorriamo il resto del pomeriggio a goderci il sole nel giardino davanti all’ostello. Una meraviglia!

La sera ceniamo con un’ottima zuppa, del vitello tonnato, formaggi e salumi a volontà!

Domani, tappa di avvicinamento alla Cisa. Il tempo non promette bene.


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