Day 25: Cesantes-Pontevedra 22km

Day 25_23 giugno 2016
Cesantes-Pontevedra
Km. 22
Km. percorsi 595,2

Colazione con un enorme boccadillo al prosciutto serrano e formaggio. Appena sufficiente per affrontare la ripida salita che ci aspetta appena partiti.

Il cielo è coperto, ma è atteso il sole nel pomeriggio.

La salita su asfalto entra ben presto in un comodo sentiero in un bosco di eucalipti che hanno alla loro base un bellissimo tappeto di felci.

In una breve pausa della salita, troviamo una grande griglia verticale, su cui sono appese decine di conchiglie di pellegrini passati di qui.

Il sentiero continua in leggera salita entrando su una strada statale molto pericolosa. Il paesaggio è molto urbanizzato, piuttosto noioso. Dopo pochi chilometri si esce dalla statale e ben presto si arriva a Puente Sampayo con l’omonimo ponte sul rio Verdugo che sfocia nell’Enseada di San Simón. Qui fu combattuta la battaglia di Pontesampaio, decisiva nella guerra per l’indipendenza spagnola contro i francesi nel giugno 1809, che mise fine ad una occupazione francese di cinque mesi.

Appena superato il ponte, ci si inerpica sui ripidi e stretti vicoli del paese fino ad arrivare su un pianoro ricoperto di vigneti e orti. In lontananza si intravvede l’insenatura di San Simón con la sua qiete e in contrasto, il rumoroso viadotto dell’autostrada.

Entriamo in un fitto bosco di querce su un sentiero fangoso in salita, ma i grossi massi dell’antica calzata romana ci aiutano a saltellare qua e là per evitare il fango.

Il cielo rimane coperto, non fa caldo, ma l’alta umidità toglie il fiato.

Usciti dal bosco, incontriamo la cappella di Santa Marta dove possiamo mettere il timbro sulle credenziali. Seduto davanti alla cappella, c’è un pellegrino visibilmente dolorante che si massaggia una gamba con qualche pomata. Lo rivedrò zoppicante qualche chilometro dopo, sulle spalle aveva un enorme e pesante zaino di tipo militare.

Ormai siamo nell’area urbanizzata di Pontevedra. Vediamo il secondo campo nomadi da quando siamo partiti da Lisbona, entrambi in Spagna. In Portogallo non abbiamo visto né mendicanti né campi nomadi.

La struttura della periferia della città non è certo attenta all’estetica ed al perfetto decoro urbano. Il camminare è noioso. Incontriamo diversi ristoranti, ma proseguiamo finché ne vediamo uno che ci ispira ed entriamo per il lunch. Polpo con patate lesse e arrosto con patate fritte.

Arriviamo all’albergo di oggi dopo un paio di chilometri, attraversando il bel centro storico di Pontevedra. Impianto medievale e bei palazzi del 600/700. Molti di questi, con bei portici in ruvida pietra granitica. Il nostro hotel è in un’antico palazzo del 700 chiamato “la casa del Baron”, restaurato nel rispetto delle antiche atmosfere.

Per la cena, veniamo tentati da un ristorante che promette buon cibo italiano. Non rimaniamo delusi.


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