Day 22: Seara-Rubiães 24.7 km

English version below 🙂

Day 22_20 giugno 2016
Seara-Rubiães
Km. 24,7
Km. percorsi 532,9

Oggi partenza quando il sole è già caldo. Ne sentiamo subito gli effetti. Penso che, anche se breve, sarà una tappa dura. Non ne parlo col mio compagno di viaggio per non abbassare il morale.

Entriamo subito nella campagna, tra bellissime vigne e campi di mais. I contadini sono al lavoro, chi curvo sui campi, chi a spargere concime, chi a raccogliere l’erba, ma tutti ben disposti a rivolgerci un caldo saluto e un augurio di buon cammino.

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Vedo diverse stalle, grandi e costruite secondo i moderni criteri che richiedono il tetto, ma assenza di muri esterni e di catene.

Il bellissimo sentiero lastricato che ci porta a Ponte de Lima si svolge tra boschi e pergolati che danno refrigerio.

A poche centinaia di metri da Ponte de Lima, sentiamo il rumore dello stramazzo del fiume, ma ancora non lo vediamo. Appena il bosco si apre, intravvediamo sia lo stramazzo sia il bellissimo ponte romano sul rio Lima che tanta storia ha da raccontare.

I romani credevano che il rio Lima fosse il mitologico Lete, il fiume che cancellava i ricordi, e per superstizione non volevano attraversalo. La storia racconta che Il console Giunio Bruto per convincere le sue legioni ad attraversarlo si immerse nel fiume col vessillo e chiamò i legionari gridando il loro nome dall’altra sponda del fiume per dimostrare che non aveva perso la memoria. Alla base del ponte è stato ricreato l’evento, di qua i legionari in fila, e sull’altra sponda Giunio Bruto a cavallo.

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Tutto è curato come sempre nei minimi particolari. I giardinieri sono all’opera. Si arriva al ponte attraverso un bellissimo viale di grandi platani. La città è di impianto
medievale con bellissimi palazzi del ‘500 e su tutto domina la Torre de Cadeva, l’antico maschio trecentesco.

Attraversato il ponte, si passa davanti all’albergue ospitato in un edificio antico. Subito si entra nella campagna in un sentiero in terra battuta che si trasforma in un passaggio roccioso di fianco al letto di un ruscello che è momentaneamente asciutto, ma immagino la difficoltà di questo tratto in caso di pioggia.

L’aria è costantemente pervasa da un meraviglioso profumo di fiori e dal rumore dei tanti ruscelli che scorrono di fianco a noi. È un’atmosfera che rende piacevole il camminare.

Proseguiamo seguendo tratti della vecchia Via Romana XIX che da Braga portava ad Astorga e che ci condurrà fino alla meta di oggi.

Il rio Labruja, affluente del rio Lima, rimane al nostro fianco per diversi chilometri e lo attraversiamo sul bel Ponte do Arco da Geia. Quando è nascosto dalla vegetazione, ne sentiamo il giocherellare gioioso della sua corrente e quando si lascia ammirare dal
passante mette in mostra le sue limpide acque.

Decidiamo di fare il lunch presto perché nella seconda parte del sentiero non ci sono servizi. Scegliamo un ristorante self-service, moderno e ben attrezzato che sorprende un po’ per l’ottima organizzazione.

La nota divertente è data da un folto gruppo di pellegrine americane guidate da una specie di ranger tutto muscoli, occhiali da sole neri e dotato di un rumoroso e gracchiante walkie-talkie che usa per comunicare con un altro gruppo attardato e a cui dà indicazioni sul percorso. È una scena poco giacobea, ma comunque divertente.

Riprendiamo il cammino riposati e ben rifocillati, pronti ad affrontare la tappa più dura del cammino portoghese. Dobbiamo scalare l’Alto da Portela Grande che anche se di altitudine limitata ha un sentiero difficile su un forte dislivello.

Il sentiero doveva essere duro e duro è stato. Non ha nulla da invidiare ai più famosi sentieri dolomitici, dalla difficoltà al paesaggio. Si svolge tutto all’interno di un magnifica pineta, su un ripidissimo acciottolato che mette alla prova polmoni e gambe. Nonostante l’enorme fatica, riesco a buttare lo sguardo sulla resinazione che si effettua in questo bosco. A quasi tutti i pini vengono applicati i tipici sacchetti per la raccolta della resina, pratica che mi incuriosisce e mi distrae dallo sforzo che sto facendo per arrivare alla cima.

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Che felicità quanto si finisce una salita tanto dura! Non esiste nulla di equiparabile, è un sentimento che può essere capito solo da chi frequenta le montagne.

Con la gioia in petto affrontiamo gli ultimi chilometri in discesa verso Rubiães, la meta di oggi.

Oggi, per la prima volta, alloggiamo in un albergue e dobbiamo dividere il bagno con altri pellegrini.

L’atmosfera è tipica di questo tipo di alloggi. Si arriva, si fa il check-in (che è più una semplice registrazione), si mette il timbro sulla credenziale, ci si reca nella stanza per il cambio dei vestiti fradici di sudore, si prende possesso della prima lavatrice libera e successivamente dell’asciugatrice, si fa la doccia (sperando nel bagno libero), si ritirano gli indumenti dall’asciugatrice e…finalmente ci si riposa, magari scrivendo un blog.

Anche la cena è in stile pellegrino.

Domani lasceremo il Portogallo ed entreremo in Spagna.


English version! 🙂

Day 22_20 June 2016
Seara-Rubiães
24.7 km
Km. 532.9 paths

We start today with the sun already shining high up and hot. We feel its effects right away. I start walking thining that even though short, today’s will be a tough stage. I do not talk about it with my fellow traveler so as not to lower our morale.

We soon enter in the countryside, among beautiful vineyards and corn fields. The farmers are at work, some bent over the fields, some spreading the fertilizer, some to collect the grass, but all are willing to turn a warm greeting and a wish a buen camino.

I see several stables, large and constructed according to modern methods that require the roof, but the absence of external walls and chains.

The beautiful paved path that takes us to Ponte de Lima brings us through woods and pergolas that cool the air.

A few hundred meters from Ponte de Lima, we hear the sound of the river weir, but we still do not see it. As soon as the forest opens up, we catch a glimpse of both the weir and the beautiful Roman bridge over the river Lima that has so much history to tell.

The Romans believed that Lima river was the mythological river Lethe, the river that erased the memories, and for superstition they did not want to cross it. The story goes that the consul Junius Brutus, to persuade his legions to cross the river, plunged into the river with the flag and once across the river, he called his legionnaires by shouting their names one by one to show that he had not lost his memory. At the base of the bridge the event has been recreated, on one side there are the legionnaires in rows, and on the other side Junius Brutus on horseback.

As always everything is looked after in detail. The gardeners are at work. You get to the bridge through a beautiful avenue of plane trees. The city has beautiful medieval palaces of the ‘500 and on everything dominates the Torre de Cadeva, the old fourteenth-century mastio.

After crossing the bridge, we pass by an albergue housed in an ancient building. Soon after we enter the campaign in a dirt path that turns into a rocky passage beside the bed of a stream that is temporarily dry, but I imagine the difficulty of this tract in case of rain.

The air is constantly filled with a wonderful aroma of flowers and the noise of the many streams flowing beside us. It is an atmosphere that makes the walk pleasant.

We continue along stretches of the old Via Romana XIX that lead from Braga to Astorga, and that will lead us to the destination today.

The rio Labruja, a tributary of the Rio Lima, remains at our side for several kilometers and passes through the beautiful Ponte do Arco da Geia. When it is hidden by the vegetation, we hear the joyous fiddling of his current and when it can be admired, it showcases its clear waters.

We decide to have lunch early because in the second part of the path there aren’t going to be any services. We choose a self-service restaurant, modern and well equipped that surprises us for its excellent organization.

The funny note is from a large group of American pilgrims guided by a kind of ranger all muscles with black sunglasses and with a loud, crackling walkie-talkie he uses to communicate with another group and to which he gives instructions on the route . It’s not really a Jacobean sight, but it’s still fun to watch.

We continue our journey well rested and refreshed, ready to face the hardest stage of the Portuguese way. We have to climb the Alto da Portela Grande that, although it has a limited elevation, it has a difficult path on a steep gradient.

The path was going to be tough and hard it was. It has nothing to envy to the most famous Dolomite trails due to the difficulty of the path. It is all within a magnificent pine forest, on a steep cobblestone that tests the lungs and legs. Despite the enormous effort, I can still pay attention to the resin extraction which is carried out in this wood. To almost all pines are applied typical bags for the collection of resin, a practice that intrigues me and distracts me from the effort I am making to reach the top.

The happiness after ending such a tough climb! There is nothing comparable. It is a feeling that can only be understood by those who have hiked in the mountains.

With the chest full of joy, we face the last kilometers downhill to Rubiães, today’s destination.

Today, for the first time, we are staying in a albergue and we have to share the bathroom with other pilgrims.

The atmosphere is typical of this type of accommodation. We arrive, check-in (which is a simple registration), put the stamp on the credential, go in the room to change the clothes soaked in sweat, take hold of the first free washer and later of the dryer, shower (hopefully in your spare bathroom), take out the clothes from the dryer and … finally we can rest, perhaps by writing a blog.

The dinner is also in pilgrim style.

Tomorrow we will leave Portugal and enter Spain.


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