Il regno delle cicogne
La terza tappa del Fishermen’s Trail prosegue lungo una delle coste più autentiche dell’Alentejo. Da Almograve il sentiero attraversa scogliere spettacolari, piccoli corsi d’acqua e tratti completamente immersi nella natura, accompagnando il camminatore verso l’atmosfera bianca e marinara di Zambujeira do Mar.
INFORMAZIONI TECNICHE
• Distanza: 20 km
• Durata media: 6 – 7 ore
• Difficoltà: Media / Impegnativa (soprattutto per la lunghezza)
• Fondo: Sentieri di scogliera, dune sabbiose, tratti di sterrato
• Punti di ristoro: Cavaleiro (dopo circa 8-9 km) e Entrada da Barca (a 3 km dall’arrivo). È l’unica tappa della prima parte del cammino con una sosta intermedia strategica.
L’ESPERIENZA: IL REGNO DELLE CICOGNE BIANCHE
Questa è la tappa del “wow” continuo. È il cuore pulsante della Rota Vicentina, dove la natura si esprime con una forza primordiale. Si cammina su scogliere altissime e frastagliate che ospitano un fenomeno biologico unico al mondo: le cicogne bianche che costruiscono i loro nidi su isolati pinnacoli di roccia a picco sull’oceano. Il rumore del vento e il fragore delle onde che si infrangono cento metri sotto i propri piedi saranno gli unici compagni di viaggio in un paesaggio che sembra non avere fine.
Partiamo intorno alle 7:15. Un’alzataccia, ma oggi ci aspetta una tappa lunga e abbiamo preferito metterci in cammino il prima possibile. Al risveglio il cielo era coperto da nuvole basse e il rumore dell’oceano sembrava ancora più intenso di quanto lo fosse la sera precedente, come se il mare avesse continuato a parlare per tutta la notte.
Lasciamo Almograve percorrendo una bella passerella ciclopedonale rialzata in doghe di legno, che attraversa la vegetazione costiera e offre gli ultimi scorci sul paese prima di immergerci nuovamente nella natura selvaggia del Fishermen’s Trail.

Arriviamo su un sentiero ampio e ben battuto che corre parallelo al bordo della falesia.

Intorno a noi si estende un paesaggio brullo e quasi desertico, interrotto solo qua e là da qualche ciuffo di fico degli ottentotti.

L’impressione è quella di trovarsi in un mondo sospeso tra terra e oceano: un paesaggio quasi lunare, di una bellezza austera e indimenticabile.

Davanti a noi si susseguono dune a perdita d’occhio, mentre in basso le grandi onde dell’Atlantico si infrangono senza sosta contro la costa.


Lasciamo il largo sentiero compatto per iniziare la salita lungo la falesia. Il terreno cambia improvvisamente: sotto i piedi compare una sabbia rossastra, soffice e cedevole, che rende ogni passo più impegnativo. Ci inerpicchiamo lentamente fino a raggiungere la sommità.

Lo spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi ripaga ampiamente della fatica. Intorno a noi si susseguono infinite dune ondulate, ricoperte da bassi arbusti che contrastano con il colore rosso della terra. Più in basso, le falesie precipitano verso l’oceano, mostrando sfumature che vanno dall’ocra al rosso intenso, modellate dal vento e dal mare nel corso dei millenni.

Le dune sono punteggiate dalla porcellana di mare, un piccolo arbusto dai delicati fiori gialli che sembra prosperare in questo ambiente estremo, aggiungendo un tocco di colore a un paesaggio altrimenti severo e selvaggio.

Più avanti attraversiamo una zona che dà davvero l’impressione di trovarsi nel deserto. Alte dune di sabbia si susseguono all’orizzonte, senza alcun riparo. La sabbia è morbidissima e ogni passo affonda, rendendo il cammino lento e faticoso. È uno dei tratti più impegnativi della giornata, ma anche uno dei più affascinanti: un luogo dove il vento, l’oceano e il tempo sembrano essere gli unici padroni del paesaggio.

Subito dopo inizia un tratto particolarmente esposto. Devo ammettere che lo affrontavo con un certo timore, perché soffro di vertigini; eppure sono riuscita a percorrerlo senza alcuna difficoltà. Per questo credo che possa essere affrontato tranquillamente dalla maggior parte degli escursionisti, purché si proceda con la normale attenzione.
Il sentiero aggira la falesia seguendone fedelmente il profilo e continua a salire fino a raggiungerne quasi la sommità. Da qui si ha una visione privilegiata della costa e della forza degli elementi che la modellano. In questo punto, infatti, lo sfaldamento della roccia è particolarmente evidente: le pareti della falesia mostrano profonde fratture e stratificazioni, testimonianza dell’incessante lavoro del vento, della pioggia e dell’oceano. È uno di quei luoghi in cui la geologia diventa parte integrante dello spettacolo del paesaggio.


Dopo circa cinque chilometri dalla partenza raggiungiamo finalmente la sommità della falesia. Il terreno si fa pianeggiante e, per la prima volta dopo molte ore, possiamo concederci un passo più rilassato.

Il sentiero si allontana dall’oceano e si addentra nell’entroterra. Compaiono persino alcuni alberi di buone dimensioni, segno evidente che qui il vento non esercita più la sua pressione costante e impietosa come lungo la costa. È curioso osservare come bastino poche centinaia di metri per trasformare completamente il paesaggio.

Anche in questo tratto sfruttiamo alcuni piccoli sentieri laterali, molto più compatti del percorso principale e decisamente più comodi da percorrere.

Poco dopo entriamo in un magnifico bosco di pini. Anche le acacie longifoglie, che lungo la costa rimangono basse e contorte, qui riescono finalmente a svilupparsi fino a diventare veri e propri alberelli. La sabbia cambia ancora colore: dal rosso intenso delle falesie passa a una tonalità ocra chiara e, cosa ancora più importante per gli escursionisti, diventa molto più compatta. Dopo tanti chilometri trascorsi ad affondare nella sabbia soffice, camminare qui è un autentico sollievo.

All’uscita del bosco il sentiero cambia nuovamente volto. La sabbia torna a essere soffice e profonda, e con essa ritorna anche la fatica. Ogni passo affonda nel terreno morbido, rallentando il cammino e richiedendo uno sforzo costante.

Qui il rumore dell’oceano non arriva più fino a noi. Al suo posto c’è qualcosa di altrettanto sorprendente: il profumo dei fiori. È intenso, quasi inebriante, e accompagna ogni tratto del percorso, trasportato dall’aria tiepida dell’entroterra.


Poco alla volta risaliamo una grande duna che ci conduce nuovamente verso il bordo della falesia, sospesa sopra l’Atlantico.


Ed è qui che il paesaggio torna a lasciare senza parole.

In un punto la parete della falesia si addolcisce, scendendo verso il mare con una pendenza meno brusca. La roccia assume una colorazione bianca che contrasta magnificamente con il blu profondo dell’oceano e con le tonalità dorate della sabbia. Il risultato è uno spettacolo di rara bellezza.


Sotto una delle anse della falesia scorgiamo la Praia da Carraca. Dall’alto la spiaggia appare minuscola, quasi nascosta tra le rocce. Due subacquei stanno entrando in acqua, piccole figure scure in mezzo all’immensità del paesaggio. La scena è talmente suggestiva da sembrare irreale: uno di quei momenti che nessuna fotografia riesce davvero a restituire.


Dopo circa 7,7 chilometri dalla partenza lasciamo la costa e le falesie per inoltrarci nell’entroterra. Il sentiero si trasforma in un’ampia carrareccia che punta verso Cavaleiro, dove speriamo di concederci un buon e meritato caffè.
Il paesaggio cambia ancora una volta. Attorno a noi si alternano campi coltivati e terreni appena arati. Compaiono i primi canali di irrigazione e, insieme a loro, un nuovo sottofondo sonoro: il lento scorrere dell’acqua, così diverso dal fragore incessante dell’oceano che ci ha accompagnati fino a poco prima.

Avvicinandoci a Cavaleiro iniziano a comparire abitazioni sparse qua e là nella campagna. Da qualche cortile arriva persino il canto di un gallo, un suono familiare che accentua la sensazione di essere entrati in un Portogallo rurale e autentico.
A circa 8,8 chilometri dalla partenza entriamo finalmente nel paese e ritroviamo l’asfalto, anche se la tregua durerà poco.

Ci fermiamo per una breve sosta e, intorno alle 10:45, ripartiamo dopo esserci rifocillati. Abbiamo ordinato un toast con prosciutto e formaggio e, per fortuna, ne abbiamo chiesto soltanto uno da dividere. Si è rivelato essere almeno tre volte più grande di un normale toast italiano: delizioso, ma davvero enorme.
Una lezione utile per il futuro: in Portogallo conviene sempre verificare le dimensioni delle porzioni o, quando possibile, chiedere una mezza dose. Le quantità sono spesso sorprendentemente generose.
Lasciamo Cavaleiro percorrendo una strada asfaltata fiancheggiata da piccole villette bianche e azzurre, i colori tradizionali di questa parte dell’Alentejo. Il paese è minuscolo e dà quasi l’impressione di vivere al ritmo degli escursionisti che ogni giorno attraversano il Fishermen’s Trail, fermandosi per un caffè, un panino o semplicemente per una breve pausa prima di riprendere il cammino.

Raggiungiamo Cabo Sardão attraverso una piacevole passeggiata lungo una pista ciclopedonale che corre accanto alla strada asfaltata. Dopo tanti chilometri di sabbia soffice, camminare su un fondo regolare è quasi un lusso.

Quando arriviamo sul bordo della falesia, l’oceano si apre nuovamente davanti a noi in tutta la sua immensità. All’orizzonte scorgiamo la prima barca a vela della giornata, una piccola macchia bianca che sembra sospesa tra il blu del mare e quello del cielo.

Da qui il sentiero torna a seguire la costa. È ampio, compatto e quasi pianeggiante, correndo parallelo all’oceano. In alcuni tratti è protetto dall’ombra delle acacie che offrono un gradito riparo dal sole.

Poi, all’improvviso, la vegetazione si apre e il paesaggio si trasforma ancora una volta. Il sentiero appare costellato dai fiori bianchi del cisto, o ladano, che ricoprono il terreno come una delicata nevicata primaverile. E con i fiori ritorna anche il loro profumo: intenso, persistente e sorprendente, capace di accompagnarci per lunghi tratti del cammino e di rendere ancora più speciale questa giornata già ricca di bellezza.

A circa 11,4 chilometri dalla partenza avvistiamo il primo nido di cicogna costruito sulla falesia. È piuttosto lontano, ma si distingue chiaramente la sagoma del nido e, osservando con attenzione, si riesce perfino a vedere la testolina della cicogna che si muove avanti e indietro.
L’emozione è fortissima.
Da giorni aspettavo questo momento e, per una volta, ho deciso di mettere da parte la mia paura dell’altezza. Accompagnata da Gianfranco, sono arrivata fino al bordo della falesia e ho potuto osservare e fotografare il nido da una posizione privilegiata.

È stato uno di quei momenti che restano impressi nella memoria: vedere una cicogna nidificare su una parete rocciosa battuta dall’oceano è qualcosa di davvero unico. Non a caso questa costa è uno dei pochi luoghi al mondo dove le cicogne bianche scelgono di costruire i loro nidi direttamente sulle falesie marine.

Alla nostra sinistra, invece, il paesaggio racconta un’altra storia. Si estendono campi coltivati e numerose serre, facilmente riconoscibili dai loro tetti bianchi che riflettono la luce del sole. È da qui che proviene gran parte del sostentamento economico della zona di Cavaleiro: un’agricoltura che convive con la natura selvaggia della costa, creando un contrasto affascinante tra l’opera dell’uomo e la forza dell’oceano.

Intorno al tredicesimo chilometro il sentiero abbandona nuovamente la costa e svolta verso l’interno. Diventa una larga carrareccia dal fondo compatto e regolare, comoda da percorrere, ma il caldo inizia a farsi sentire. Qui l’influenza dell’oceano è meno presente e il vento, che fino a poco prima ci aveva accompagnato e rinfrescato, sembra scomparire. La camminata resta impegnativa e la fatica accumulata durante la giornata comincia a pesare.

C’è però una costante che non ci abbandona mai: il profumo dei fiori bianchi del cisto. Intenso e persistente, accompagna ogni passo come una presenza discreta ma continua.
A circa 13,5 chilometri dalla partenza ci concediamo una breve sosta. Seduti davanti all’oceano, ci godiamo qualche minuto di riposo osservando il mare e ascoltando il rumore delle onde che si infrangono sulle rocce sottostanti.

Ripartiamo poco dopo, affrontando un tratto assolato e apparentemente interminabile.
Verso il quindicesimo chilometro il paesaggio cambia ancora. Il sentiero attraversa un vero e proprio tunnel naturale formato dalle acacie, che finalmente ci regalano un po’ d’ombra e di sollievo dalla calura.

Quando ne usciamo, il panorama torna a sorprenderci.
Ci ritroviamo nuovamente sul bordo della falesia, accolti da un vento fresco che sembra arrivare direttamente dall’Atlantico. Davanti a noi si apre la vista sulla Praia do Tonel: un susseguirsi di pareti rocciose dalle diverse stratificazioni geologiche, scolpite dal tempo e dagli elementi. I colori delle rocce si alternano in fasce ben visibili, creando uno scenario di straordinaria bellezza.

Terminato il tratto pianeggiante, il sentiero cambia improvvisamente carattere. Inizia una discesa molto ripida, resa più agevole da passerelle in legno e da una lunga serie di gradoni che permettono di scendere verso il mare in sicurezza.


In fondo attraversiamo, tramite un ponte di legno, il piccolo torrente che sfocia nell’oceano e raggiungiamo il minuscolo porticciolo di Entrada da Barca. Le barche dei pescatori sono raccolte al riparo dei marosi, in uno degli angoli più suggestivi e autentici di questa costa.



Ma la tregua dura poco.
È già tempo di risalire verso la sommità della falesia. La salita si preannuncia impegnativa, ma almeno il fondo asfaltato renderà lo sforzo un po’ meno gravoso rispetto alla sabbia che ci ha accompagnato per gran parte della giornata.

Superati un paio di ristoranti, il percorso si trasforma in un lungo rettilineo asfaltato diretto verso Zambujeira do Mar, la nostra destinazione di oggi.
Alla destra corre una pista ciclopedonale, mentre alla sinistra si intuisce la presenza di un’infinita distesa di serre, quasi completamente nascoste dietro una barriera di acacie. Sono circa tre chilometri che sembrano non finire mai.

Il caldo è intenso. Il vento dell’oceano, che per gran parte della giornata ci ha accompagnato, qui sembra essersi dissolto. L’asfalto riflette il sole e il paesaggio appare immobile, quasi sospeso.
La fatica si fa sentire.
Per questo, quando a circa metà percorso scorgiamo sulla destra una piccola area di sosta con alcune panchine all’ombra, la gioia è autentica. Ci sembra quasi un miraggio.
Ci sdraiamo per qualche minuto, lasciando finalmente riposare gambe e spalle. Beviamo l’ultima acqua, ormai tiepida, rimasta nella sacca dello zaino e ci godiamo quel poco di frescura che l’ombra riesce a offrirci.
Sono minuti preziosi.

Poi, come sempre, arriva il momento di rimettersi in cammino.
Ripartiamo e, poco dopo, raggiungiamo il nostro hotel a Zambujeira intorno alle 14:30.
Da quel momento iniziano le ormai consuete operazioni del fine tappa: doccia, lavaggio degli indumenti, ricerca di un posto dove stenderli ad asciugare — cosa non sempre semplice quando si alloggia in hotel — e infine la preparazione del blog.
Solo dopo aver sistemato tutto possiamo concederci una passeggiata per il paese e una cena tranquilla.




La fotografia dell’hotel arriverà domani: nella stanchezza della giornata mi sono completamente dimenticata di scattarla.
Ora è tempo di riposare.
Domani ci aspetta una nuova tappa, nuove falesie e un altro tratto di oceano da scoprire.
Buonanotte. 🌊🥾
I PUNTI DI INTERESSE DA NON PERDERE
• Cabo Sardão: Un faro iconico che segna il punto più occidentale della tappa. Qui la vista spazia all’infinito e le pareti di roccia diventano verticali e scurissime.
• I Nidi delle Cicogne: Si devono tenere gli occhi aperti lungo le pareti rocciose. Vedere i piccoli di cicogna sfidare le raffiche dell’Atlantico è un’emozione che non si dimenticherà mai.
• Porto de pesca de Entrada da Barca: Un porticciolo naturale incastonato in una fenditura della costa. Osservare i pescatori che calano le barche in mare con le gru è uno spettacolo di ingegneria e coraggio.
SAFETY CHECK: A COSA FARE ATTENZIONE
1. Scogliere Vertiginose: Il sentiero corre molto vicino al bordo in diversi punti. Se si soffre di vertigini, meglio mantenere il lato interno. Con vento forte, la prudenza deve essere massima: le raffiche possono essere improvvise e sbilancianti.
2. Stanchezza Fisica: 20 chilometri sono una distanza considerevole. Non sopravvalutare le proprie forze e approfittare della sosta a Cavaleiro per riposare le gambe e idratarsi bene.
3. Rispetto della Fauna: Si è in un ecosistema protetto e delicatissimo. Non urlare e non lanciare nulla verso i nidi; lo spettacolo va goduto in silenzio per non disturbare la nidificazione delle cicogne.
COSA MANGIARE A ZAMBUJEIRA DO MAR
Zambujeira è un paradiso per chi ama i sapori del mare. Dopo una camminata così lunga, il premio ideale è la Sapateira Recheada (una grancevola farcita con una crema deliziosa) o un piatto di Arroz de Marisco. Se si vuole qualcosa di più leggero ma tipico, provare il polpo alla griglia servito con patate novelle e olio all’aglio. Un bicchiere di Vinho Verde ghiacciato è il tocco finale perfetto.