Tappa 17: Piacenza-Fiorenzuola d’Arda 20,4 km.

Ci alziamo prima dell’alba e partiamo con un bel sole e il cielo blu.

Ci immergiamo nella bellissima atmosfera mattinale di Piacenza. Rivediamo, con la bella luce di queste ore, i bei palazzi medievali, rinascimentali e anche liberty che ieri sera avevamo visto al tramonto. È una città che ha saputo mantenere il suo spirito originale, pur con aggiunte moderne ben inserite nel contesto architettonico.

La attraversiamo e percorriamo oggi la periferia est, anche questa perfettamente mantenuta, con strade pulitissime, giardini ben curati i e case ben ristrutturate.

Anche qui l’uscita sulla via Emilia è accompagnata dal profumo di lunghi viali ombreggiati dai tigli.

Attraversiamo il torrente Nure in cui vedo guizzar via dei bei pesci che mi sembrano trote.

Ben presto iniziamo a scorgere il bel campanile romanico del paese di Pontenure. I campi intorno a noi sono coltivati a grano, pomodori ed erba medica.

Pomodori

Erba medica

Arriviamo nel paese mentre si sta svolgendo il mercato della domenica sulla piazza centrale.

Sulla stessa piazza affaccia la Pieve di San Pietro Apostolo, esistente già nell’XI secolo, ma rimaneggiato nel ‘700. La torre è rimasta originale, in stile romanico.

Il bar della piazza ha invitanti tavolini all’ombra e ne approfittiamo per dissetarci. All’interno, mi colpisce e mi diverte un cartello appeso al muro:

Dicono sempre i signori:

“Vedi Napoli e poi muori!”

Vai a Pontenuro ragazzo mio:

Se sei morto risorgi!

Alla mia destra inizio a scorgere il profilo dei rilievi dell’Appennino tosco-emiliano e posso anche individuare, grazie al cielo terso, il passo della Cisa che attraverseremo tra il 12 e il 13 giugno, salute e condizioni meteo permettendo.

Belle cascine e casali costeggiano la via.

Arriviamo a Cadeo accaldati e stanchi. Fin qui, la via Emilia è sopraelevata rispetto ai campi e questo fa sì che ci sia ventilazione, anche se poca. Abbiamo provato a scendere e camminare in sicurezza lungo i campi, ma essendo più bassi rimangono privi di ventilazione e il caldo diventa insopportabile, abbiamo perciò deciso di ritornare sulla via Emilia. Qui c’è sì più stress da traffico che sfreccia di fianco a noi, ma quel poco d’aria ci dà sollievo.

Tra Cadeo e Roveleto si deve attraversare il torrente Chiavenna e, in questo punto, la via Emilia è molto pericolosa, ma ci accorgiamo con grande sollievo che è stato costruito un ponte pedonale in legno.

Arriviamo a Roveleto, sempre coi tigli che profumano meravigliosamente l’aria e sulla nostra sinistra appare il bel Santuario settecentesco della Beata Vergine del Carmelo.

Il caldo è opprimente. Troviamo un termometro a Fiume Freddo, che ci lascia allibiti;

Stringiamo i denti per gli ultimi chilometri che ci rimangono e quando arrivo alla meta di oggi sono spossata e completamente bagnata dal tanto sudare.

Siamo molto contenti nel vedere la bella casa che ci accoglie. Un bell’appartamento completamente ristrutturato in un edificio antico del centro storico. Immediatamente mi “tuffo” sotto la doccia e lì rimango, a recuperare energie, per parecchio. Questi sono momenti di pura felicità!

Appena “risorti”, facciamo un breve giro del paese per visitare la bella chiesa di San Fiorenzo in stile “lombardo di transizione”. Viene così chiamata perché quando ideata, nel 1300, era in puro stile romanico, ma conclusa due secoli dopo con influenze in stile rinascimentale.

Facciamo apporre il bel timbro sulle credenziali dal gentile parroco e ci incamminiamo tra le stradine di Fiorenzuola alla ricerca di un ristorante.

Decidiamo per una pizza:

Assonnata e molto stanca, vi auguro buona notte!

🤗


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