Tappa 7: Ivrea-Viverone 18 km

Anche oggi le previsioni davano tuoni, fulmini e saette…, invece abbiamo avuto una bella giornata e tuttora, che sono le 23, non piove. Chissà domani!

La notte è trascorsa tra un tuono, un fulmine e scrosci d’acqua violenti e la preoccupazione di cosa fare il giorno dopo, ma il sole di stamani ha rasserenato gli spiriti. Soprattutto, davanti all’ottima colazione che ci aspettava nell’accogliente hotel.

Di Ivrea non abbiamo potuto vedere nulla a causa del forte temporale di ieri; dovremo ritornare, magari in macchina.

Alla partenza riesco a comprare della pizza, nell’eventualità che non si trovi nulla sulla via, come già successo. Nel panificio, attira la mia attenzione la quantità di grissini in vendita, ne conto ben sette tipi e decido di fotografarli:

Ben presto ci troviamo nella periferia di Ivrea dove mi sorprende la presenza di alti condomini di discutibile necessità. Purtroppo le periferie di molte città italiane, per lo più costruite negli anni ’70, sono tristi e brutte.

Appena finisce la periferia, iniziano campi coltivati a mais e grano a perdita d’occhio.

Alla nostra sinistra si sviluppa incombente la dorsale morenica che corre fino a Viverone. Incombente, perché da lontano e col sole contro sembra una gigantesca onda pietrificata.

I segni lasciati dal forte temporale di ieri sono evidenti durante tutta la tappa. I campi sono spesso allagati e i rami abbattuti non si contano.

Arrivati a Bollengo, veniamo piacevolmente sorpresi dalla presenza di un bar, il “bar Sole”. Ci godiamo un meritato caffè e una bibita fresca in compagnia di alcuni arzilli pensionati locali che si informano sulla nostra avventura.

In poco tempo e con breve salita, raggiungiamo la bellissima chiesa medievale dei Santi Pietro e Paolo di Pessano.

Camminiamo sempre dritto verso sud ovest, il panorama è costellato di coltivazioni, fattorie, antichi casali ristrutturati.

Spesso si incontrano antiche cascine ormai in disuso, di architettura simile l’una all’altra, costruite dai proprietari terrieri per i loro fittavoli. Erano composte da due parti affiancate. Una era la parte abitativa, a due piani, più sottotetto, l’altra era costituita dal fienile e dalla stalla o deposito attrezzi per l’agricoltura. Ho avuto conferma di questo dalla signora Gisella, una delle poche persone incontrate oggi. Passeggiava sulla via centrale di Palazzo Canavese, un bel paese di impianto medievale, ben conservato. Appena mi ha vista mi ha salutato calorosamente ed io non ho resistito al desiderio di farla parlare e farmi raccontare delle tante cascine incontrate sulla via. Mi ha salutato chiedendomi di pensare a lei quando l’otto luglio sarò a San Pietro. Lo farò sicuramente!

Esempio di cascina ristrutturata. A sinistra quella che era l’abitazione dei fittavoli, a destra il fienile e la stalla.

Palazzo Canavese

Torre Campanaria di Palazzo Canavese

Poco dopo Palazzo Canavese, decidiamo di prendere la Francigena Bassa, un po’ più a valle di quella Alta. Ben presto ci accorgiamo che non è segnata bene e che, soprattutto, il sentiero è difficile da seguire per via della vegetazione alta e il pantano causato dalle piogge dei giorni scorsi. Come sempre in questi casi, devo ringraziare “Maps.me”. Sono riuscita a non perdermi solo grazie al GPS e alle tracce perfette dell’app. Purtroppo, in questo tratto di Francigena, non ci sono indicazioni e se ci sono, sono ingannevoli.

Comunque, siamo riusciti ad uscire da quel pantano in un paio di chilometri e appena trovato un muretto ci siamo seduti per rinfrescarci e mangiare qualcosa.

Le ghette son state utili

L’avvicinamento alla meta di oggi, Viverone, è in leggera salita. Si svolge tra vigneti terrazzati e coltivazioni di kiwi con panorama sul lago di Viverone.

Arrivati sulla cima della dorsale morenica, chiamata “Le Serre”, si incontra il Gesiun, quanto rimane della chiesa romanica di San Pietro di Livione del IX secolo.

L’arrivo a Viverone è accompagnato da un intenso profumi di fiori. I giardini nascosti delle belle ville, non trattengono il profumo intenso dei loro fiori, lasciando che pervada tutta la zona. Ci incamminiamo nel centro storico del paese, anche questo di impianto medievale ben conservato, dove si trova il nostro alloggio di oggi, un casale medievale tutto per noi, “La Locanda di Sant’Antonio Abate”. Un restauro magistrale di questa struttura fa sì che al suo interno si viva come trasportati nell’antichità, ma con tutti i confort. Grazie al bel tempo al nostro arrivo, siamo anche riusciti a prendere il sole nel cortile interno.

Dopo un breve riposo, ci siamo diretti verso il lago di Viverone per una passeggiata rilassante.

Per oggi è tutto.

Buona notte 🤗.


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