Day 19: Porto-Arcos 36.9 km

Day 19_17 giugno 2016
Porto-Arcos
Km. 36,9
Km percorsi 455,9

Partiamo molto presto. Le strade sono ancora immerse in un’atmosfera sonnolenta. S’intravvedono le luci dell’alba e le luci delle vetrine sono ancora accese.
Poche persone, tutte camminano di fretta, infreddolite e con le mani in tasca.

Poco distante dall’albergo, vediamo una chiesa tutta ricoperta di azulejos, la Capela das Almas. La foto ricordo è d’obbligo!

L’uscita da Porto all’alba non dà problemi. Il traffico ancora non è intenso.

Ad eccezione di poche centinaia di metri, ed un breve tratto in un bosco di eucalipti, anche la tappa di oggi, benché lunga, si svolgerà su marciapiedi lastricati. Spesso sono lastricati di tipi diversi e accostati, ad indicarne l’uso. Possono essere a rombi per il percorso delle macchine, a quadrati per i parcheggi, a rettangoli per i pedoni. In ogni caso, è sorprendente pensare di aver ormai percorso oltre settanta chilometri su strada lastricata. Camminando, mi aspetto sempre di vederne la fine dietro l’angolo, ma ancora non è arrivata.

Il percorso fa una breve deviazione verso il Mosteiro de Vairão, edificio di origini medievali che oggi, dopo varie trasformazioni ha aspetto sei/settecentesco. Al suo interno ospita l’albergue dei pellegrini.

Poco prima del Monastero, si incontra un grande comprensorio in cui è inserito un centro di ricerche su biodiversità e genetica. È tutto circondato da alti muri in pietra, ma grazie alla tecnologia, cioè il satellite, riesco a vederne la vastità. Al suo interno trova posto anche una piscina. Inoltre, il sito web non lascia dubbi sulla sua importanza.

Iniziamo a sentire la vera atmosfera giacobea, cioè del cammino di Santiago, quando ad un bivio notiamo su un muretto un accumulo di ometti (termine alpinistico che indica una piccola costruzione con sassi impilati ad indicare la direzione di un percorso). Ogni sassolino porta il nome di chi lo ha posizionato. Io mi accontento di mettere un sassolino anonimo.

Ci fermiamo per il lunch nel paese di Madalena. Il locale che scegliamo è gestito da una coppia che parla perfettamente l’inglese perché emigrata per tanti anni in Mozambico, in seguito in Botswana e in SudAfrica poi. Ci attardiamo chiacchierando piacevolmente con loro. Ci raccontano con nostalgia della loro vita in Africa e della decisione recente di tornare in Europa. In Africa non si sentivano più sicuri a causa di guerre, odi razziali, crisi economiche. Ci congediamo augurandoci di poterci rincontrare in futuro e continuare il racconto dove lo abbiamo interrotto.

Continuiamo a camminare tra alti muri di recinzione in pietra massiccia, dalle cime stondate ad arte, che nascondono allo sguardo lussuose ville. I giardinieri sono spesso presenti coi loro mezzi e indaffarati a curare i già bei giardini.

A circa tre chilometri dall’arrivo, l’atmosfera cambia. Si entra in una zona agricola. Non vedo allevamenti, ma ne sento l’aroma nell’aria. Tutt’intorno, contadini al lavoro e campi coltivati a mais e viti su dolci colline. Un breve sentiero acciottolato non nasconde di essere anche il letto di un ruscello perché per metà è occupato dall’acqua che scorre. Mi immagino diventi impraticabile in caso di pioggia. Il sentiero porta al Ponte do Ave, un ponte romano sul Rio Ave.

In breve si arriva ad Arcos. Alloggiamo in una villa del ‘700 restaurata magistralmente. È all’interno di alti muri di recinzione, come i tanti visti in precedenza. Dall’esterno si vede solo il bel portale d’ingresso e le viti spuntare dall’alto muro di cinta. È come un rifugio sicuro.

Domani la tappa sarà breve, faremo colazione tardi perciò potremo dormire un po’ più a lungo.


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