16 giugno 2019_19^ Tappa_Peòn➡️Gijòn_17,9 km._Asturie

Partiamo col cielo sereno, ma l’aria è fredda.

Siamo a digiuno e abbiamo poche speranze di trovare un bar, tantomeno un bar aperto, è domenica.

Appena partiti, ci immettiamo su un tratturo, parzialmente inondato da un sole che non scalda.

Entriamo poi in una stradina asfaltata e in ripida salita.

Oggi dovremo scavalcare l’Alto di Curbiello, a circa 280 m. slm., per poi arrivare in discesa a Gijòn, cittadina sul mare.

La stradina si snoda tra frutteti, pascoli e fattorie. Numerosi gli horreòs che incontriamo.

Poco prima di entrare nel bosco, oltrepassiamo una grande conchiglia scolpita su una pietra e messa in evidenza da una pittura rossa.

Il Cammino è ora su un sentiero ripidissimo e molto rovinato che mette alla prova polmoni e gambe, soprattutto perché siamo a stomaco vuoto.

Dopo 2,5 km di dura salita, cominciamo ad scorgere un’apertura tra gli alberi e dopo poco sbuchiamo sull’Alto del Curbiello. Inizia la discesa verso Gijòn. Il panorama è stupendo. In lontananza si intravede la cittadina col suo bel golfo.

Siamo sulla AS-331 che in costante discesa tra belle villette ci porta ad un ampio sterrato in un fitto bosco.

La strada si fa di nuovo asfaltata e ci porta, tra ricchi frutteti ed eucalipti, ad attraversare l’autostrada che, proprio in quel punto, esce da una galleria, causando un boato ogni volta che una vettura ne esce.

Abbiamo percorso circa 5 km a stomaco vuoto, non ci sono servizi. Mentre cammino, decido di mangiare un’albicocca. Proprio mentre la sto addentando, sento che qualcuno mi osserva, mi giro sulla mia destra e vedo due stupendi asinelli, immobili e silenziosi. Mi avvicino per fotografarli e loro vengono a farsi accarezzare.

Ripartiamo e, poco dopo, la strada si rifà sterrata e fiancheggia un lungo allevamento di cani da guardia, tutti enormi ed arrabbiati. Ho fatto quel pezzo di strada col cuore in gola, impugnando il “contra dog”, uno spray al peperoncino, unica difesa possibile in caso di attacco.

Mi rassereno poco dopo notando un insegna che ricorda i Beatles in versione pellegrino.

Entriamo sulla N-632 con banchina laterale stretta, ma grazie alla giornata festiva il traffico è minimo.

In lontananza scorgiamo l’alto campanile dell’antica università di Gijòn. La raggiungiamo in breve tempo e decidiamo di visitarla. Qui facciamo anche timbrare la credenziale. Tutto è estremamente ben curato, notiamo bei giardini e vari impianti sportivi.

Riprendiamo la nostra strada e ci incamminiamo su un bellissimo viale tra vari edifici universitari, con perfetta pista ciclopedonale.

Lasciamo la N-632 e ci immettiamo sulla via del Giardino Botanico, con ampio marciapiedi lastricato.

Entriamo nel centro storico e proprio sulla rotonda che copre il rio Piles, troviamo un bar/ristorante. Finalmente, dopo 12 km di digiuno, possiamo fare una colazione rinforzata, come dicono qui!

Il locale è anche sidreria e, casualmente, appoggiamo i nostri zaini tra due oggetti molto comuni da queste parti. Sono due “Chiscaderu”, recipienti con ruote utilizzati dal colui che versa il sidro, per evitare di schizzare i clienti.

Dopo la piacevole pausa, riprendiamo il Cammino, immettendoci sulla bellissima passeggiata affacciata sull’oceano, ora in fase di bassa marea.

Decidiamo di percorrere il Cammino sulla stupenda spiaggia, con sabbia molto compatta su cui è facile camminare.

Il sole è ora caldo, ma il vento freddo e teso rende la vita difficile ai bagnini che vedo coperti con un piumino e infreddoliti. Evidentemente, vien dato loro in dotazione per quando fa freddo.

Lasciata la spiaggia, ci dirigiamo verso il Parque del Cerro, un promontorio che divide in due la cittadina e su cui spicca il monumento “Elogio del Horizonte” di Eduardo Chillida.

Salendo, incontriamo il “Real Club Astur de Regatas” affacciato sull’oceano.

Scendendo dal promontorio, troviamo una bella scultura, “Nordeste” di Joaquín Vaquero Turcios

Passiamo di fianco al porticciolo turistico, con la famosa insegna rossa di Gijòn.

Di fianco si apre la piazza su cui spiccano il bel palazzo di Revillagigedo e la statua dedicata a Pelayo, un nobile dell’VIII secolo che per primo iniziò la resistenza contro gli arabi.

Arriviamo in hotel verso le due. Il mio orologio segna 17,9 km.

Ci riposiamo e subito usciamo per fare un tour dei bei palazzi in stile modernista per i quali è famosa Gijòn.

Ne troviamo diversi e tutti ben conservati.

Anche la Basilica del Sacro Cuore è in stile modernista, costruita agli inizi del ‘900, opera dell’architetto Joan Bellver.

Finito il tour, ceniamo in un ristorante il cui nome promette bene: Vesuvio. Non mi ha delusa. Ho scelto delle tagliatelle ai funghi porcini che erano una vera delizia.

Gianfranco ha terminato con una buona mousse al cioccolato, io col caffè che qui in Spagna è sempre eccellente.

Al rientro in hotel, abbiamo notato che la marea era al suo massimo e ho potuto constatare la differenza tra la bassa e l’alta marea in due miei scatti.

Domani, tappa di media lunghezza e difficoltà. Dovrebbe arrivare una lieve perturbazione, purtroppo!

Buonanotte a tutti!

23:45


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