23 giugno 2019_25^ Tappa_La Caridad➡️Ribadeo_Asturie-23,4 km_Galizia

Partiamo verso le sette. Ha piovuto tutta la notte e, magicamente, smette proprio mentre partiamo.

Tutto dorme, ma un distributore automatico all’interno dell’albergo ci offre, si fa per dire, un caffè.

Ci mettiamo in cammino sulla vecchia N-634 che, tornante dopo tornante, ci porta verso la nuova. È deserta, tutta per noi.

Ci sarebbe la possibilità di percorrere il sentiero che serpeggia intorno alla 634, ma, a causa della pioggia, è troppo scivoloso e infangato.

La strada è un susseguirsi di ortensie “mostri” che qui hanno trovato il loro habitat ideale.

Camminiamo sempre paralleli alla costa, siamo a circa 50 metri s.l.m, e si intravede l’oceano in fondo alle stradine tra le case.

Dopo 5 km dalla partenza, non mi sembra vero di camminare senza pioggia e addirittura col sole. Le previsioni davano pioggia continua. Mi godo appieno il momento.

Il ligustro diffonde ovunque il suo profumo, cresce come siepe o libero sul ciglio della strada.

Attraversiamo, nell’assoluta solitudine, vari tratti boschivi e piccoli paesi in cui non ci sono segni di vita, solo silenzio e persiane o tapparelle chiuse. La natura, grazie al cielo, è sveglia e ovunque è un cantare di uccellini, gufi, merli, gabbiani, galli. Incontriamo anche delle caprette che appena ci vedono scappano impaurite.

Quando manca circa una decina di chilometri all’arrivo, il cielo si oscura.

A circa sette chilometri dall’arrivo, mentre sono indaffarata a fotografare ortensie, Gianfranco vede apparire un bar sulla nostra destra: il bar El Alamo, grande e ben fornito. C’è tanta scelta e io opto per una bella fetta di pane integrale con una spessa frittata con jamon Serrano e, a seguire, una fetta di biscocho (torta).

Chi non è abituato a fare lunghe camminate, non può immaginare con quanta felicità si entri in un bar dopo 13 chilometri a stomaco vuoto. Forse è per questo che pubblico le foto anche degli spuntini o colazioni che siano: sono momenti di felicità pura, dopo tanta fatica, che mi piace condividere.

Ripartiamo ben rifocillati. Nel paesino di Serantes oltrepassiamo una scuola costruita grazie al contributo degli Indianos, ma ormai in abbandono. Il benefattore era un tale Ramiro Rodriguez, come riporta l’iscrizione sulla facciata.

Passiamo su un ponte che attraversa l’autostrada, anche questa deserta.

Entriamo sulla AS-31 che ci porta a Figueira su comodo marciapiedi. Sulla nostra destra ritroviamo le mucche al pascolo e a sinistra campi coltivati a mais.

Poco prima di arrivare a Figueira, troviamo la chiesa di San Esteban a cui si accede attraverso una stradina caratteristica.

La chiesa di San Esteban è un tempio barocco in cui si venera una scultura dell’Ecce Homo del XVII secolo, giunta dall’America.

Entriamo su una strada parallela autostrada, che ci porta sul Puente de los Santos, il ponte sul fiume Eo che segna il confine tra Asturia e Galizia.

Prima di salire sul ponte, troviamo l’Ermita dell’Atalaya o del Buen Viaje

L’attraversamento del ponte mette in difficoltà le persone che soffrono di vertigini, ma grazie all’assenza di vento (credo sia una rarità) l’impresa non è stata impegnativa.

Il ponte è lungo 612 metri ed è stato costruito nel 1987. Viene attraversato dai pedoni e dalle vetture che percorrono l’autostrada A-8.

Arriviamo a Ribadeo “asciutti”. Incredibilmente, nonostante tutte le previsioni, non ha piovuto.

Facciamo il check-in intorno alle 13:00, 23,4 i chilometri percorsi.

Ci riposiamo e, seguendo gli orari locali (ormai ci siamo abituati), usciamo intorno alle 17:00.

Le varie guide che consulto durante il cammino, non danno grandi suggerimenti su cosa vedere a Ribadeo, ma gironzolando qua e là per la cittadina ho trovato interessanti palazzi Indianos

e il bel convento delle Clarisse (stile romanico, fondato nell’XI secolo) in cui ho potuto anche fare una breve conversazione con un’anziana suora di clausura che stava pregando nella zona dietro le grate. Nel grande monastero, molto ben restaurato, le religiose sono solo in undici, ma un tempo erano in molte, come ha sottolineato la sorridente suorina.

Terminato il giro turistico, ceniamo nell’unico (come sempre) e deserto ristorante aperto prima delle nove. È un pizzeria galiziana dove servono pizza cucinata con prodotti galiziani, si chiama Galipizza. Non è stata un’esperienza memorabile (l’alternativa alla pizza era un piatto di spaghetti con l’uovo fritto…!). Ho cercato di rifarmi col caffè, che qui in Spagna è sempre buono. Alla nostra uscita, il ristorante stava iniziando a ricevere avventori, intorno alle dieci di sera era sicuramente pieno.

Domani altra tappa lunga. Forse non pioverà fino alle 14. Incrociamo le dita!

Buonanotte tutti!

22:50


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