20 giugno 2019_23^ Tappa_Ballota➡️Luarca_27,1 km_Asturie

Piove. Per ora, è una pioggerellina leggera.

Ci incamminiamo sulla N-632, in discesa. È deserta, come sempre. Una strada tutta per noi.

Passiamo sotto ad un altissimo viadotto dell’autostrada, che incombe sulle nostre teste, con il suo rumore sordo e costante di macchine che sfrecciano sul suo asfalto e balzano sui suoi giunti.

In un tornante, passiamo sotto la ferrovia a binario unico su cui passa, solo due volte al giorno, un trenino di due carrozze.

Appena entrati nel paesino Di Tablizo, incontriamo la piccola Ermita di Fabariega.

Sulla cresta della collina sorgono, tutte in fila, le case del paesino di Tablizo.

Le colline intorno a noi sono avvolte da un fitto strato di nebbia e la pioggerellina continua a cadere, dando al paesaggio un aspetto invernale.

Appena dietro una curva, vediamo apparire la vastità dell’oceano, nei colori mattutini. Purtroppo, sono più colori invernali che estivi, anche se domani inizia l’estate!

Attraversiamo la valle di Ribon con verdi pascoli su cui le mucche sono intente a brucare l’erba bagnata dalla pioggia. Ho l’impressione, osservandole, che gradiscano particolarmente il pasto odierno arricchito dalla pioggia.

Incontriamo due pellegrini italiani completamente bagnati e sporchi di felci sulle maniche e sui pantaloni. Sono appena usciti dal sentiero nel bosco, molto fangoso e quasi chiuso dalla vegetazione. Han deciso di percorrere la N-632, più lunga, ma più sicura in giornate come questa.

Arriviamo nel paese di Cadavedo, completamente bagnati, e finalmente possiamo fare colazione. Scegliamo un ottimo bar dove ci servono una ricca colazione con pan tostato integrale, polpa di pomodoro, jamon Serrano, formaggio e caffè.

Riprendiamo il cammino sotto una pioggia finissima. Nel paese, incontriamo tante belle ville in stile Indianos.

Nella piccola valle di Cadavedo che attraversiamo domina il rumore di una grande segheria che oltrepassiamo sulla nostra sinistra.

Belle villette si susseguono, una di fianco all’altra, tra pascoli e coltivazioni.

Proseguiamo poi con dolci saliscendi su lunghi rettilinei, parelleli all’autostrada. Spesso abbiamo begli scorci sulla scogliera frastagliata dell’Asturia.

A Canero decidiamo di fare una piccola deviazione per visitare la chiesa di San Miguel de Canero che, miracolosamente, troviamo aperta.

Il parroco, che è indaffarato in una conversazione con un parrocchiano, gentilmente ci mette il timbro sulle credenziali e ci spiega che l’alto numero di chiese da gestire, solo lui ne ha nove, rende difficile tenerle aperte.

Riprendiamo il Cammino. La strada serpeggia sui fianchi della ripida collina che si affaccia sul fiume Esva. Ne vediamo il corso in fondo alla valle dove dovremo attraversalo.

Incontriamo diverse proprietà che hanno al loro interno bellissime piante di limoni. È un segno indicativo di come in queste zone la temperatura non scenda mai sotto zero.

Attraversato il fiume Esva, ci immettiamo sulla N-634. Mancano 9 km alla destinazione di oggi, Luarca.

Ci fermiamo per una pausa caffè e subito ripartiamo, immettendoci su un sentiero in un fitto bosco. Il fondo è fangoso e accidentato.

Usciti dal bosco, entriamo di nuovo sulla N-634 e dopo poco il panorama si apre sulla bella spiaggia di Cueva, su cui affacciano campi coltivati e orti.

Attraversiamo il paesino di Caroya con case rurali, horreos e begli orti. Questi ultimi, pazientemente coltivati sui fianchi ripidi della collina.

La pioggia non dà tregua e dense nuvole di addensano sempre più sulle colline.

Ad un paio di chilometri da Luarca, troviamo il dimenticato Cementerio Moro de Barcia. Qui vennero sepolti 400 soldati marocchini che nel 1936 vennero arruolati dal regime di Franco per combattere contro la Repubblica.

Troviamo solo l’ingresso e le mura perimetrali. All’interno ci sono solo erbacce.

Quasi a Luarca, troviamo un cartello che ci fa sorridere:

Appena entriamo nella cittadina, ci accoglie il marciapiedi lastricato su comoda strada affiancata da belle villette Indianos.

Iniziamo a scendere verso Luarca su strada in forte pendenza e quando siamo ormai vicini al mare, si apre il panorama sul porticciolo e le due montagne su cui cresce la cittadina.

Arriviamo verso le 14:00 al nostro albergo, in una palazzina dei primi del ‘900, sapientemente restaurata.

Chilometri percorsi, 27.1.

Scegliamo l’unico ristorante che apre alle 19. É stata un’ottima scelta, il cibo era buono e ben cucinato: Cozze al vapore, filetto di maiale con patate e gli immancabili peperoni, gelato.

Al ritorno in albergo, ammiriamo il bel porticciolo ricavato sull’estuario del fiume Negro.

Domani rimarremo qui a Luarca per riposarci.

Buonanotte a tutti!

23:16


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