18 giugno 2019_21^ Tappa_Aviles➡️El Pito_25,5 km._Asturie

Sta albeggiando mentre lasciamo la città. Come sempre, schiere di spazzini popolano le strade ancora addormentate.

Ci inoltriamo verso la periferia. Girandomi alle spalle vedo le ciminiere che continuano a fumare, non si fermano mai.

La ripida salita è fiancheggiata da un quartiere dormitorio. Non ci sono servizi.

Appena il panorama si apre verso la valle, vediamo il sole sorgere da dietro il promontorio di Gozón.

Dopo circa 2 km, la strada spiana e sulla nostra sinistra vediamo un campo coperto di rugiada.

La strada si restringe e la banchina laterale è coperta da erbacce.

Poco dopo, la strada diventa più sicura e troviamo un marciapiedi. Ovunque intorno a noi i campi e la strada sono coperti dalla foschia mattinale. Questa è l’ora più bella per camminare, penso.

Dopo circa 5 km, alla periferia di Salinas, troviamo un bar aperto. Non ci sono avventori. Ci accoglie una anziana barista, gentilissima. Ci serve il “pan tostado” con burro e marmellata, l’unico cibo disponibile a quell’ora. Sembra contenta di avere, forse, i suoi primi avventori e inizia a farci qualche timida domanda: da dove veniamo, dove andiamo ecc. Si preoccupa per il mio ginocchio che vede malandato e mi suggerisce di recarmi nei centri medici che qui in Spagna, dice, funzionano molto bene. Noi le raccontiamo, nel nostro spagnolo stentato, della brutta tappa di ieri e dell’inquinamento che provoca l’acciaieria. La sua risposta ci ha sorpresi. Ci ha fatto capire, strofinando indice con pollice, che l’acciaieria porta soldi e lavoro, bisogna sottostare al compromesso.

Salutiamo la signora e riprendiamo il Cammino su ampia strada con ciclopedonale.

Arriviamo a Pedrablancas dove superiamo alcuni pellegrini dall’andatura zoppicante, indicativo di vesciche doloranti, mi fanno tanta pena e vorrei insegnare loro come evitarle…, li sorpasso e auguro loro “Buen Camino!”

Qui l’edilizia urbana è massiva, i grandi palazzi popolari che superiamo mi ricordano la Cina. Stessi volumi, stessa estetica.

La strada continua oltrepassando diversi paesi fino ad entrare in una zona boschiva.

A circa 11 km dalla partenza oltrepassiamo l’autostrada e in costante, ma dolce salita, arriviamo all’Alto del Praviano a circa 180 metri di altitudine. I chilometri percorsi sono circa 15. Facciamo pausa caffè e ci offrono un “bizcocho” ovvero una fetta di torta.

All’uscita dal bar, dobbiamo mettere agli zaini la copertura anti pioggia perché il cielo si è coperto di nuvole scure.

Quando mancano circa 8 km all’arrivo, sentiamo le prime gocce, siamo a Soto del Barco, dove ci aspetta la traversata del rio Nalón.

Il fiume è in bassa marea, le piccole imbarcazioni sono appoggiate alla sabbia, attendono che l’acqua arrivi.

Il ponte è lungo e ha poco spazio per i pedoni, per di più, il parapetto e basso. Per chi, come me, soffre di vertigini, è da fare in apnea. Non riesco ad immaginare cosa farei in caso di burrasca…!

Risaliamo verso Muros de Nalón, cittadina che sfioriamo, senza entrarvi. Ne vediamo la forte urbanizzazione a distanza.

Il ciglio della strada è inondato dalla fioritura delle primule della sera che spargono il loro intenso profumo tutt’intorno.

Arriviamo all’incrocio da cui inizia il piccolo paese di Somao. Qui è situata una statua di Miguel Ángel Lombardía dedicata al pellegrino. Purtroppo l’area circostante è in stato di abbandono.

Attraversiamo poi un bosco di eucalipti che lasciano cadere i loro semi in abbondanza, proprio mentre passiamo sotto di loro. Ne raccolgo diversi e li metto in tasca. Faccio tutto il resto della tappa massaggiandoli e aspirandone il loro intenso profumo.

A un paio di chilometri dalla fine della nostra tappa, un cavallino richiama la nostra attenzione. Si avvicina e allunga il collo verso di noi. Gli offriamo un po’ d’erba e lui gradisce.

Arriviamo a El Pito intorno alle 13:30.

Si respira aria di Indianos. Il paese ha diversi palazzi costruiti tra fine ‘800 e primi ‘900 dai benefattori emigrati in America. Tra questi, Fortunato ed Ezechiele Selgas fecero costruire scuole, ospedali, chiese e palazzi.

A El Pito si trova la famosa Quinta de Selgas, un palazzo con un bellissimo giardino, che al suo interno conserva importanti opere d’arte. Purtroppo, verrà aperto al pubblico solo dalla fine di giugno, non possiamo visitarlo.

Davanti alla chiesa di Jesús del Nazareno, sempre costruita dai Selgas, troviamo una lunga fila di enormi eucalipti. Anche qui raccolgo qualche seme.

Arriviamo all’albergo dopo aver percorso 25,5 km.

Ceniamo nell’unico ristorante, sia a pranzo sia a cena, e rimaniamo soddisfatti. Le dosi sono, come sempre, non umane, ma ormai ci siamo abituati.

Buona notte a tutti!

00:43


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