30 maggio 2019_4^ Tappa_Deba ➡️ Markina_27,5 km._Paesi Baschi

Un’altra tappa bellissima, ma impegnativa.

Qui si può vederne l’altimetria che non ci ha dato tregua:

Partiamo molto presto e riusciamo a fare colazione nell’unico bar che alle sei è già aperto.

È l’alba e godiamo del panorama dal ponte che attraversa il fiume Deba.

Poco oltre, attraversiamo la ferrovia su uno strano ponte.

Lasciamo il mare. Lo ritroveremo solo dopo Bilbao. Entriamo subito nel bosco, prima su strada in asfalto e poi in cemento, fino a diventare sentiero ripido e faticoso, con il fondo sconnesso.

Usciamo dal bosco e incontriamo fattorie con diversi animali: conigli, oche, maiali, asini, cavalli, pony e mucche. La vista sull’oceano è spettacolare, ma basta girare lo sguardo per sentirsi in un paesaggio alpino. È un ambiente straordinario.

A circa 5 km. dalla partenza, arriviamo alla suggestiva chiesa del Kalbario, con la bellissima loggia per i pellegrini, che si affaccia sull’oceano. La chiesa è chiusa, ma la sensazione che si prova seduti sulle panche che si affacciano sull’oceano è impagabile. Ci godiamo un meritato riposo.

Ci rimettiamo in cammino. Imbocchiamo una strada asfaltata su cui notiamo le stazioni della Via Crucis. Il saliscendi continua, tra strade d’asfalto e cemento, ma sempre molto impegnative.

Oggi l’aria non è più fredda e il sole riscalda, fino ad aver bisogno di proteggersi con crema e berretto.

I sentieri con fondo sconnesso sono numerosi e non ci si può distrarre. Bisogna essere costantemente concentrati sulla strada, per evitare di cadere.

I tratti nei boschi di conifere sono piacevoli e spesso si sente il profumo degli eucalipti che qua e là spuntano, quasi come degli intrusi.

Ogni volta che si esce dal bosco, si rimane estasiati dallo spettacolo del contrasto tra paesaggio alpino e vista sull’oceano.

Anche oggi abbiamo avuto la nostra buona dose di fango. Per diversi chilometri abbiamo dovuto saltare qua e là tra le pozzanghere fangose. Solo in un punto, abbiamo trovato delle tavole che, anche se spezzate in alcuni punti, hanno evitato il peggio.

Durante quasi tutta la tappa, una costante è stata l’attività frenetica dei boscaioli. Ovunque si vedeva e sentiva qualcuno lavorare nel sottobosco. Chi segava alberi, chi portava via i materiali delle potature, chi ripuliva sentieri, chi rinforzava pareti di contenimento.

Abbiamo anche assistito all’abbattimento di un albero:

Nella valle di Olatz, dall’aspetto alpino, avremmo dovuto trovare un bar aperto, vicino alla chiesetta di San Isidro, ma purtroppo era chiuso. Fortunatamente avevo con me il panino della sopravvivenza e una banana. Ci siamo seduti ai tavoli del bar e ci siamo riposati. Subito dopo di noi sono arrivati diversi pellegrini che, delusi di non poter gustare un buon caffè e magari un boccadillo, hanno optato per il loro panino di sopravvivenza.

Il panorama sulla valle era piacevole.

La strada prosegue, prima nel bosco, con tanto fango e poi sul fianco ripido di una collina. È una salita impegnativa, anche perché ormai è mezzogiorno e il sole picchia inesorabile.

Arrivata in cima, mi guardo indietro e, osservando i tornanti, penso al Mortirolo che proprio ieri è stato affrontato dai ciclisti al Giro d’Italia. Preferisco usare le gambe, in bicicletta non ce la farei.

Trovo un bel ruscello e cerco di eliminare parte del fango stratificatosi sui miei scarponi. L’acqua sorgiva rinfresca le mie estremità bisognose di riposo.

Ormai siamo agli ultimi chilometri, la strada si fa più ampia e meglio battuta. Si inizia anche ad intravvedere Markina, con le sue famose cave di marmo pregiato e pietra.

Il tratto finale è un lunghissimo rettilineo in discesa, così ripido da poterlo affrontare solo di corsa, per diminuire il dolore ai muscoli che altrimenti sarebbero sollecitati al massimo nel cercare di frenare il corpo.

Stremati, arriviamo a Markina, la patria della Pelota basca.

Appena entrati in città, incontriamo una chiesa insolita: San Miguel. Al suo interno ha tre macigni che, secondo la leggenda, sono un buon auspicio per chi voglia sposarsi, deve solo passarci sotto tre volte.

Appena entrati in città, subito ci accompagna un bel selciato, pulito e curato. Oltrepassiamo due ponticelli e poco dopo arriviamo al nostro alloggio di oggi.

Siamo in un Airbnb molto ben arredato. Ho così la possibilità di usare la lavatrice e asciugatrice. Questo tipo di alloggio è sicuramente il migliore per i pellegrini, perché ha tutte le comodità di cui necessitano. Purtroppo sul Cammino del Nord non se ne trovano molti nei centri storici, sono spesso lontani dal centro e non adatti ai nostri bisogni.

Usciamo appena possibile, ci rechiamo presso l’ostello comunale, per il timbro sulla credenziale e subito dopo visitiamo la chiesa di Santa Maria, in gotico basco.

Ci sono due ristoranti che aprono prima delle otto. Noi scegliamo “Pitis”. Decido per una “ciuleta de ternera”, non sapendo che mi sarebbe arrivato un enorme quantitativo di carne. I peperoni sono immancabili; questa volta, rossi.

Domani altra tappa dura.

Buona notte a tutti.

23:50


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