28 maggio 2019_2^ Tappa_San Sebastián ➡️ Zarautz_25,4 km.

Bellissima tappa!

Usciamo verso le 7:30. Ci vestiamo, prevedendo pioggia: ghette indossate e mantella a portata di mano.

Appena fuori, notiamo che non piove, ma il cielo è minaccioso. Non è un problema, si cammina meglio e non si suda troppo. Il problema, e grande, potrebbe esserci solo se insieme alle nuvole ci fossero i fulmini (ne sono terrorizzata), ma oggi c’erano solo nuvole “amiche”. Almeno, per me lo sono, perché mi piace camminare sotto la pioggia.

San Sebastián è una bellissima cittadina. È stata una sorpresa vedere il suo lungomare così elegante e tenuto magnificamente. La sua spiaggia, i suoi palazzi, tutto è piacevole.

Ovviamente, gli spazzini erano in azione,

ma erano in azione anche molti sportivi. Chi faceva jogging, chi nordic walking, era tutta un’attività, nonostante l’ora.

C’era anche chi voleva comunicare ai passanti un suo desiderio, spero per lui che riesca ad esaudirlo.

Sul lungomare non c’era possibilità di fare colazione, stavamo disperando, ma, spiando tra le vie laterali, vediamo una luce in un negozio e tanta attività nelle sue vicinanze. Deviamo dal percorso e ci incamminiamo speranzosi verso la luce. Era un bar, ovviamente affollato di lavoratori le cui attività richiedono di essere mattinieri.

Da queste parti il cornetto al bar si mangia con le posate:

Ci rimettiamo in cammino, ritornando sul lungomare. Qui le villette sono arroccate sul fianco scosceso della collina che si affaccia sul mare.

C’è persino un parco pubblico costruito sul fianco di quella collina! Ho pensato a quanto i baschi debbano amare la loro terra se riescono a curarla là dove, persino il solo gesto di tagliare le erbacce, sarebbe considerata un’impresa impossibile.

Quando il lungomare finisce, il nostro percorso gira a sinistra, verso la collina

ed iniziamo ad inerpicarci su per una strada ripidissima che in cima ha infinite scale.

Ben presto, ci ritroviamo su un sentiero fangoso, neanche a dirlo! Fortunatamente è breve e dopo poco, ma già con gli scarponi infangati, ritroviamo il mio amato asfalto.

Lo so, tutti preferiscono camminare sui sentieri, ma io sono felice quando sbuco sull’asfalto. Uno dei pregi dell’asfalto è che mi dà la possibilità di scrivere mentre cammino, cioè scrivere alla maniera “impressionista”: vedo e immediatamente scrivo, come facevano i pittori con la tela. Altrimenti, mi dimentico le sensazioni provate lì per lì. Sui sentieri infangati o, peggio, acciottolati non ci si può distrarre, se non si vuole rischiare il peggio.

Ben presto lasciamo il bosco e il panorama si apre davanti a noi, con meravigliosi scorci sull’oceano.

Un’anima buona, famosa nella comunità dei pellegrini, ha allestito un banchetto con il timbro per le credenziali e acqua sempre disponibile e gratis, come indicato dal biglietto affisso: “non lasciare soldi”.

Fino a quel momento, le nuvole han resistito al tentativo di rovesciare il loro carico d’acqua, ma poco dopo si distraggono e…giù grandine a più non posso. È stato persino difficile riuscire ad indossare la mantella, tanto tirava il vento!

Rientrati sul sentiero, è ricominciata la gimcana tra fango, pozzanghere e sassi scivolosi.

Improvvisamente, senza che me ne accorgessi, è arrivato il sole e il cielo è diventato blu.

Il fango non dava tregua, ma almeno ci consolavamo guardando il cielo.

Dopo un altro breve tratto di asfalto, inizia un’altra tortura che forse è peggio del fango: la “calzada romana” bagnata, infangata e in ripida discesa, un vero tormento per ginocchia e caviglie.

Prima di iniziare il tormento, ignara di cosa mi aspettasse, sorridevo contenta davanti al cartello “Santiago 787 km”.

Eccola, nel suo “splendore malefico”:

Un chilometro e duecento metri di saltelli doloranti.

Finita la “calzada”, si entra in breve in Orio, una piccola cittadina dai vicoli stretti e dalle antiche case restaurate alla perfezione.

Presso l’ufficio turistico mettiamo il timbro sulle credenziali e subito cerchiamo un bar dove fare un meritato spuntino con i “pintxos”, una delizia locale, e un buon caffè accompagnato da un dolcetto.

Lasciamo Orio, attraversando il ponte sul fiume Oria Ibaia e costeggiando quest’ultimo fin quasi alla foce. La pioggia ricomincia leggera, ma finisce ben presto.

Risaliamo faticosamente sulle colline e incontriamo vari animali al pascolo: mucche, cavalli, pecore.

La prima vigna che incontriamo sul cammino fa bella mostra di sé con i suoi filari perfetti.

Incontriamo un albero inciso coi simboli del cammino con alla base una cassetta di pronto soccorso per i pellegrini. Noi ringraziamo, ma non ne abbiamo bisogno, fortunatamente!

Ormai è iniziata la discesa verso la meta di oggi. Qui il panorama si apre sulla bella cittadina di Zarautz, la sua spiaggia sull’oceano e su un bel campo di golf.

Appena inizia la città, inizia anche il marciapiede ben lastricato e i giardini curati.

Arrivati in albergo, il mio orologio segnava 25,4 km, tempo variabile, 15° di temperatura.

Dopo esserci riposati e aver lavato tutti gli indumenti inzaccherati, facciamo un brevi giro turistico.

Visitiamo la parrocchia di Santa Maria. Un bell’edificio gotico con un importante torre campanaria al suo fianco.

Sulla piazza su cui affaccia la nostra camera, ci ha colpito un cartello affisso sulla facciata di un palazzo:

Ceniamo nel ristorante del nostro albergo, dall’aspetto e cucina tipicamente baschi.

Dalla lettura del menu si capisce che nei Paesi Baschi non amano molto variare le verdure, perché i contorni son sempre gli stessi: patate, insalata, pomodori, peperoni. Ormai è da quando sono arrivata che ho sempre quel contorno.

Se andrà avanti così, mi verrà l’allergia ai peperoni.

Ecco i nostri piatti di oggi, io il maiale, Gianfranco la bistecca di manzo, ma i contorni uguali.

Era un piatto talmente abbondante che persino Gianfranco ha rinunciato al dolcetto, optando per un buon caffè.

Domani, tappa impegnativa.

Buona notte a tutti.

23:41


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