Tappa 34: Siena-Ponte d’Arbia 27,6 km.

Lasciamo presto il nostro alloggio, oggi tappa lunga.

Cerchiamo la Croce del Travaglio, un crocevia alle spalle di piazza del Campo, per poter iniziare la tappa dal punto di partenza tradizionale.

Anche oggi, dietro l’angolo, ci aspetta una bella sorpresa. Mentre sto cercando un bar aperto, mi accorgo che, per non essere ancora le sette, tutt’intorno c’è un’attività frenetica. Noto un capannello di gesticolanti che parla di cavalli, indicando piazza del Campo. Mi volto verso la piazza ed ecco là la sorpresa! Sono in corso le prove per l’imminente Palio del 2 luglio. Mentre scatto qualche foto, penso a come siamo stati fortunati. In solo poche ore di permanenza a Siena ho visto il pavimento del Duomo, normalmente coperto, e i cavalli sul Campo.

Tra la folla, riesco a trovare un bar per una colazione poco soddisfacente, ma poco oltre trovo un alimentari in cui fare buona scorta di proteine. Oggi, forse, non avremo punti di ristoro lungo la via.

Attraversiamo la bella Porta Romana

e subito prendiamo a sinistra una ripida via in discesa con alti muri ai lati. Mi ricorda le “creuze “ della Liguria, anche se qui mancano i “cocci aguzzi di bottiglia” a difesa della proprietà.

Percorriamo la lunghissima Strada di Certosa che porta ben presto in aperta campagna. Passiamo di fianco alla Certosa di Maggiano, da cui trae il nome la strada e ci accorgiamo con un po’ di tristezza che, a segno del cambiamento dei tempi, oggi c’è un hotel a quattro stelle.

Si superano diverse grandi proprietà identificabili dai bei viali di cipressi che portano ai rispettivi casali.

Camminiamo sul crinale del poggio, ma stamani non spira l’arietta fresca di ieri, si preannuncia una tappa calda.

Dopo circa sette chilometri, inizia la tortura della strada bianca. Tengo pronto il fazzoletto.

Fortunatamente, dopo poco entriamo in un sentiero a cui le macchine non possono accedere.

Proprio dove inizia il sentiero, vediamo un punto per rifornirsi di acqua, con tanto di cartello, numero di legge, progetto attuativo e bla-bla-bla, ci avviciniamo alla fontanella e ci accorgiamo che è secca. Questo progetto mi ricorda quello del canale Lunense, ovvero soldi pubblici volatilizzatisi nel nulla. E le nostre gole rimangono all’asciutto.

Passiamo di fianco ad un centro della nettezza urbana con montagne di compost pronte per l’utilizzo. Tutta la zona è un grande centro per il riciclo di tutti i materiali.

Da qui in avanti, camminiamo su una bella pista ciclopedonale parallela al torrente Arbia e ad una strada comunale.

Un breve tratto del cammino si svolge sulla comunale, ma in sicurezza.

Entriamo in una zona industriale e verso la fine, con grande felicità scorgiamo un caffè. La sosta con spuntino è d’obbligo. Decido per un “ciaccino”, una specialità toscana.

Riprendiamo il cammino per percorrere un tratto pericoloso della Cassia. Il tratto della Francigena che evitava la Cassia era chiuso.

Dopo poco, riprendiamo una strada bianca che ci fa zigzagare nella campagna, ma sempre con direzione parallela alla Cassia.

Notiamo un’orribile costruzione, un “eco-mostro”, come viene chiamato oggi un orrore edilizio.

Chiediamo ad una signora che vive in una delle belle ville dei dintorni. Ci spiega che era una fabbrica di lavorazione dei pomodori costruita dai tedeschi prima della guerra. La proprietà è del comune di Siena che, in più di settant’anni, non ha mai trovato i soldi per abbatterla.

Per un lungo tratto, camminiamo in aperta campagna, sempre in vista della Grangia di Cuni, un antico borgo medievale, ora in restauro, finché lo raggiungiamo e lo attraversiamo.

Riprendiamo il cammino su strada asfalta e deserta in una zona periferica di Monteroni d’Arbia.

Dopo pochi chilometri arriviamo su un Poggio esposto, con un fresco venticello e panorama emozionante.

Scendiamo dal poggio e l’emozione è tanta quando mi rendo conto che sembra di essere nel deserto, ma non di sabbia, bensì di grano.

Risalita sul poggio, trovo sulla mia destra una squadra di contadini che sta mietendo il grano con enormi macchinari.

Oltrepassiamo il Poggio del Cipressino

e sulla nostra sinistra abbiamo il panorama su Monteroni.

Continuiamo col saliscendi fino a Quinciano, borgo medievale fortificato.

Da qui inizia la discesa verso Ponte d’Arbia.

Il tratto finale è, anche se in piano, estenuante perché su un sentiero parallelo alla massicciata della ferrovia, ma più in basso

e sull’altro lato, campi di alti girasoli. Noi in mezzo, sotto la canicola, senza vento.

Attraversiamo i binari

e percorriamo il sentiero sul lato opposto della ferrovia

dove con grande gioia troviamo una panchina all’ombra.

Beviamo, ma l’acqua è bollente, non dà refrigerio.

Percorriamo gli ultimi due chilometri pescando in quel poco di energie che ci sono rimaste.

Trovo un attimo di distrazione quando noto le prime chianine al pascolo

e poco dopo dei lama, tosati da poco,che brucano l’erba, ignorandomi.

Arriviamo a Ponte d’Arbia stanchi e assetati. Vediamo in lontananza il ponte e riconosciamo il nostro alloggio che è nell’edificio proprio di fianco al ponte.

Ceniamo nell’unico ristorante del paese, “Il Ponte”.

Quando chiudo le finestre per la notte, mi accorgo che il cielo ha fitte nubi, ma anche un bel rosso. Spero che il proverbio non si smentisca e porti il bel tempo per domani.

Buona notte a tutti 🤗


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