Tappa 16: Orio Litta-Piacenza km 17,4 🏃🏻‍♂️+ km 4🚤

Ci svegliamo con un bel sole. Oggi ci aspetta l’attraversamento del Po nello stesso punto dove anche Sigerico lo attraversò, sono emozionata!

Facciamo colazione nell’unico bar del paese, condotto gentilmente da una signorina cinese. C’erano solo cornetti e prevedo che avrò ben presto fame.

Uscendo dal paese passiamo davanti al bellissimo palazzo Litta Carini, edificio costruito nel XVII secolo e tutt’oggi utilizzato e visitabile.

Percorriamo tranquillamente i 3,7 km che ci separano dall’imbarco a Corte Sant’Andrea, verso Soprarivo, già in Emilia. Arriviamo con molto anticipo, abbiamo il tempo di visitare la chiesa di Corte Sant’Andrea

e mentre attraversiamo il piccolo paese incontriamo nuovamente Renato, il proprietario dell’osteria dove abbiamo cenato ieri sera, mentre guida il suo trattore.

Arriviamo all’imbarcadero dove notiamo la colonna Francigena che segnala il punto in cui i pellegrini potevano attraversare il fiume su zattere.

Alle 9:00 in punto arriva Danilo Parisi, il Caronte del Po, come viene soprannominato, che invece di trasportare anime, trasporta pellegrini sulla sponda piacentina del Po.

Per traghettarci sull’altra sponda ci impiega circa venti minuti e sono circa quattro chilometri.

La colonna Francigena a Soprarivo

Arrivati a Soprarivo, dove lui abita, ci invita nella sua bella casa e, seduti all’ombra di un grande gelso, firmiamo il librone di pellegrini. È un enorme libro su cui lui annota, con precisione, provenienza, destinazione e nome di tutti pellegrini. Ci timbra le credenziali con un bellissimo timbro rosso e ci regala un santino con la preghiera del pellegrino.

Dopo averlo salutato, ci rimettiamo in cammino verso Piacenza. Percorriamo un primo tratto di carrareccia per poi entrare su una strada asfaltata che ci porterà a Calendasco, borgo di origine romana con un bellissimo castello.

Prima di arrivare al paese passiamo davanti ad un grande impianto di biogas prodotto col mais le cui coltivazioni dominano il panorama dei dintorni.

Speriamo di trovare un bar per poter fare l’abbondante colazione che non ho fatto stamattina. Alcuni arzilli pensionati seduti ai tavolini all’ombra di tende da sole, annunciano un invitante bar per la mia ricca colazione.

Michette con pancetta e formaggio

Intavoliamo anche qui una piacevole conversazione con uno degli arzilli pensionati che ha tutta l’aria di essere un medico perché ad ogni avventore che arriva chiede informazioni sulla loro pressione, sul loro colesterolo, o condizioni dello stomaco ecc.

Ripreso Il cammino, con felicità ci accorgiamo che sulla parte destra della strada c’è una comoda e ampia pista ciclabile.

Il caldo è già opprimente alle 11:30. Qui i canali che rinfrescano il viandante sono solo un ricordo. Noto che l’irrigazione avviene tramite delle pompe azionate coi motori dei trattori.

Tutto è molto ben curato e le villette sono spesso in edifici antichi perfettamente ristrutturati, circondati da giardini fioriti e prato all’inglese. In uno di questi giardini, dei bambini, per avere refrigerio, stavano giocando con l’acqua e al nostro passaggio hanno esclamato: “ciao, Pellegrini!” E noi, divertiti, abbiamo loro sorriso.

Noto divertita, in uno dei giardini che incontro, una vecchia mungitrice che, evidentemente, ormai è diventata “vintage” ed è messa nel giardino come oggetto decorativo.

Il meraviglioso profumo dei tigli mi distrae per un attimo dall’osservare il paesaggio e mi accorgo che sono vicino all’ingresso del paese di Malpaga, di fianco all’immancabile e importante cimitero. Il grande campanile della chiesa si sta avvicinando sotto il sole cocente e mi accorgo del viale che porta nel centro del paese, completamente piantumato a tigli. Pregusto già il piacere di camminare, da lì fino alla piazzetta principale, col profumo di quella meravigliosa pianta.

Arriviamo alla chiesa di San Pietro

e osservandola, mi accorgo di come sia diversa da quelle viste finora, ma non solo la chiesa è diversa, anche la fisionomia delle persone; il pane, con la sua pasta compatta e la crosta così liscia; la cadenza, con quel modo di parlare mezzo in italiano e mezzo in dialetto. Dialetto che mi è famigliare e che capisco perfettamente. Per me, qui tutto ha un’aria familiare perché da bambina trascorrevo in Emilia tre mesi all’anno con i miei nonni. Il numerosi ricordi dell’infanzia si accavallano nei miei pensieri e cammino felice di essere qui.

Superato il paese di Malpaga, dove ci rinfreschiamo con un gelato, il percorso vira nettamente a sud e incontriamo con felicità un’altra bella pista ciclo-pedonale comoda e ben tenuta.

Passiamo sotto l’autostrada dei vini, corroborati dall’ombra di alberelli che costeggiano il percorso.

Attraversiamo una zona industriale, neanche a dirlo, anche questa ben tenuta.

Arriviamo, sempre sulla pista ciclo-pedonale, fino al ponte sul fiume Trebbia.

Attraversiamo il ponte su una pista ciclabile il cui fondo è in cemento bianco e che con il caldo cocente diventa abbacinante.

Il fiume ha un colore stupendo, un misto tra il blu e il verde e l’acqua è trasparente.

Entriamo a Piacenza dalla periferia ovest e sono felice di vedere un ambiente curato e rispettoso dei cittadini. Le case sono ben tenute e le strade pulite. I tigli continuano a profumare l’aria.

Tutti i bar e i ristoranti che incontriamo sono pieni di avventori che si godono il fresco all’aperto. Tutti ci guardano incuriositi, evidentemente non sono ancora abituati a veder passare i pellegrini, questi strani personaggi che camminano!

Arriviamo nel nostro confortevole alloggio, un bell’appartamento tutto per noi, nel centro storico di Piacenza. Ci rinfreschiamo e visitiamo brevemente la bellissima Piacenza.

Siamo colpiti dai suoi palazzi, chiese, strade. Tutto è affascinante.

Per stanotte è tutto.

Domani avremo una tappa lunga.

Buona notte a tutti 🤗


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